Parigi | Il Pranzo di Babette - Part 2

Dolci viola

April 21st, 2008

Dopo una passeggiata da Aurore capucine mi sono trovata a sbocconcellare dei dolci viola: meringa alla violetta, sablè alla lavanda e una tartelletta con crema di mandorle, albicocche sciroppate e violette candite. Il tè invece era un Darjeeling Singbulli, raccolta di questa primavera, con sentori erbacei e fruttati.
Vi lascio qui i dolcetti augurandovi una settimana all’insegna della dolcezza e del colore viola :)

Challah nel Marais

April 16th, 2008


Adoro passeggiare nel Marais, il quartiere ebraico, per la bellezza sobria che lo caratterizza, in contrasto con altre zone monumentali della città, e l’atmosfera particolare che si respira. Rue des Rosiers è la via per antonomasia per apprezzarla e gustare specilità ebraiche. A pochi metri di distanza si succedono L’As du falafel, noto per i suoi indimenticabili falafel, polpettine di ceci profumate di coriandolo, e Sacha Finkelsztajn, panetteria e gastronomia yiddish.
Io vi acquisto principalmente la challah, un soffice pane intrecciato arricchito nell’impasto di uova e aromi, e talvolta il il pavé ai semi di papavero, ma ci sono numerose alternative: cheesecake polacchi, vari pavé, strudel, bagel per citarne alcuni. Senza dimenticare che di fronte alla parte dedicata alla panetteria e pasticceria si trova anche un’invitante banco della gastronomia con tarama, salmone affumicato, caviale di melanzane e altri prodotti.
C’è anche un numero esiguo di tavolini alti con degli sgabelli e una carta scarna con elencata qualche bevanda; tutto quello che serve per gustare appieno il proprio acquisto mentre si ascoltano i racconti sulle preparazioni e sulle etimologie dei nomi elargiti con calore dai membri della famiglia che gestisce il negozio.


in vetrina: challah, bagel ai semi di papavero e sesamo e pani rotondi alla cipolla


una torta alle mandorle e delle challah alle uvette


una cliente indugia nella scelta, sullo sfondo il banco dei dolci


la cameriera prepara una porzione di pavé alle mele, accanto il pavé ai semi di papavero


Strudel polacchi con semi di papavero

Sacha Finkelsztajn
27, Rue des Rosiers
75004
Paris

http://www.laboutiquejaune.com/

La challah ultimamente stuzzica l’appetito di alcune compagne foodblogger. Se capita anche a voi provate la ricetta di Alex o quella di Monique.

Aurore Capucine

February 20th, 2008

L’aria che sa di buono
Il sapore carezzevole di una meringa alla rosa
Vasi di vetro custodiscono effimeri capricci
Ribes rubini emergono inaspettatamente da una spuma fragrante
Da una spuma emergono inaspettati ribes rubini
La magia del luogo

Aurore Capucine
3, rue de Rochechouart
Metro: Cadet

Tang Frerès

February 19th, 2008


Il logo caratteristico di Tang Frerès, sacchetti di lemongrass,
una varietà particolare di melanzane, fiori di banano

Qualche giorno fa sono stata finalmente da Tang Frerès, un grande supermercato di prodotti asiatici situato nel XIII arrondissement. Era da un po’ che meditavo di andarci, ma la tensione ultima me l’ha data la lettura di un libricino sulla cucina vietnamita. Così con la mia bella lista mi sono avventurata in questo ulteriore nucleo esotico parigino. All’esterno, immediatamente vicino all’ingresso, si trova una piccola rivendita di bonsai, orchidee, e altre piante. Entrando nel capannone mi è penetrato nelle narici un odore dolciastro e un po’ pungente che mi ha fatto inevitabilmente pensare alle altre Chinatown che ho visitato. La quantità di prodotti freschi è impressionante. La lemongrass è venduta a sacchi, le foglie di banano sono ordinatamente ripiegate, i grossi frutti dell’albero del pane dislocati in vari punti. Diversi vegetali come i fiori di banano, le foglie di betel, o le piccole melanzane gialle e verdi li avevo visti solo su qualche libro o in rete. Si trova anche un banco della carne e uno del pesce, con gamberi e molluschi ancora guizzanti. Poi naturalmente c’è il riso declinato in vermicelli, fogli per involtini, gnocchi e tantissimi altri prodotti. L’idea iniziale era di visitare anche il diretto concorrente, Paris Store, ma quando ci sono ripassata davanti avevo accumulato scorte voluminose e pesanti e quindi ho preferito riservarmi quest’opzione per il futuro :)
Con il mio bottino ho preparato diverse cose. Intanto vi propongo un piatto di pesce saporito e profumato che ho preparato con le foglie di banano. La ricetta è bengalese, e la trovate qui.


Pesce al vapore in foglie di banano

Tang Frerès
48, avenue d’Ivry
Metro: Porte d’Ivry

La maison des trois thes

January 18th, 2008

Place Monge è una piccola piazza situata nel V arrondissement. Sabato pomeriggio era piuttosto quieta e la luce produceva dei riflessi argentei sulle foglie delle betulle agitate dal vento. Mi sono trovata ad invidiare una signora che scrutava l’orizzonte affacciata da una finestra che dava direttamente sulla piazzetta incantevole. La maison des 3 thes si intravede già da place Monge: colpiscono i caratteri cinesi in nero pece che battezzano l’insegna. Una lanterna adorna la porta, e come è costume in ogni casa, è necessario suonare il campanello per esservi ammessi. L’interno è in legno e pietra chiara e dietro al bancone le scatole di tè ordinatamente disposte arrivano a lambire il soffitto. È il regno di Yu Hui Tseng, maestra mondialmente riconosciuta per la sua conoscenza del tè cinese.


Su ciascuno dei tavolini troneggia un piedistallo in cui arde una fiammella che mantiene calda l’acqua contenuta nell’imponente teiera che lo sormonta. Con la guida della stessa Yu Hui Tseng o di un suo assistente è possibile scegliere il tè in base ai propri gusti e alle possibilità economiche. Si opta per due oolong, dei tè semi fermentati, il primo spiccatamente floreale, il secondo caratterizzato da note fruttate.

Preparato tutto l’equipaggiamento inizia il rito del gong fu cha: si versa l’acqua bollente sulle foglie poste nella piccola teiera, una volta richiusa si irrora con altra acqua bollente la teierina stessa. Dopo una brevissima infusione si versa il liquore in tazze che paiono bicchierini, alte e strette. Queste tazze permettono di apprezzare il profumo, spesso inebriante, del tè che verrà poi trasferito in altre tazze basse e larghe adatte alla degustazione. Numerose ma brevi infusioni si susseguono l’una dopo l’altra costruendo un percorso olfattivo che si imprime piacevolmente nella memoria dei sensi.


Solo diverse ore e ripetute infusioni dopo scorgo nella vetrina delle vecchie teiere adattate a vasetti e penso con un velo di nostalgia a mia nonna, che sarebbe ammirata da questa idea romantica.
Uscendo si ha la sensazione di aver abbandonato un luogo onirico e impalpabile; improvvisamente a Parigi è già buio.

La maison des trois thes
33, rue Gracieuse (a due passi da place Monge)
Tel: 0143369384 (prenotazione fortemente consigliata)
Metro: Monge
Da martedi a domenica 11.00-19.30 (degustazione dalle 13.00)

Vellutata di peperone, pomodoro e feta

January 14th, 2008

L’idea di questa vellutata di peperone, pomodoro e feta viene da Wanna Juice, un piccolo fast food dai colori acidi in cui si possono gustare ogni giorno 4 zuppe diverse come quella carote, miele e zenzero, o la piperade, e una scelta numerosa di frullati deliziosi. Ananas e basilico, mirtilli e ginseng, açaí ma anche sapori piu` consueti come banana e fragola. Zuppe e frullati sono disponibili in diverse taglie, e c’e` la possibilita` di comporre dei menu, che comprendono anche insalate di quinoa e pasta, e piccoli dolci. Un paio di mesi fa ho assaggiato la vellutata di peperone, pomodoro e feta e, io che non amo il peperone, mi sono stupita di quanto fosse riuscito l’accostamento. La salvia secca l’ho aggiunta per il piacere sensoriale di sbriciolarne delle foglioline profumate tra le dita e trovo che ci stia molto bene, credo che ormai sappiate quanto io ami le erbe aromatiche.

Vellutata di peperoni e feta
Per 2 persone

peperone rosso 1
pelati di buona qualità 1 scatoletta
scalogni 2
olio extra vergine di oliva 1 cucchiaio
salvia secca 4 foglioline
feta 80 g

Tritate gli scalogni e fateli appassire con l’olio e un cucchiaio di acqua. Aggiungete i pelati con la loro acqua e il peperone privato dei semi e tagliato a pezzetti. Coprite con 400 ml di acqua calda e cuocete per una ventina di minuti o comunque fino a quando il peperone sia tenero. Frullate con il frullatore a immersione e passate con un setaccio per eliminare eventuali pezzi di pelle. Unite la feta a pezzettini tenendone da parte un pochino per decorare e mescolate. Porzionate nelle ciotole e guarnite con la feta rimasta e la salvia secca sbriciolata. Servite.

Wanna Juice
9, rue Montorgueil
M: Chatelet-Les Halles

Parigi:delusioni

October 10th, 2007

Sabato scorso la sala da tè de Ladurée era veramente affollata: una lunga fila si snodava fin quasi fuori dal negozio ma Silvia ed io, che ci eravamo date appuntamento per una pausa macaron, non ci siamo scoraggiate e abbiamo trascorso piacevolmente l’attesa chiacchierando mentre io, talvolta, facevo gli occhiacci alla commessa antipatica. Quando si parla di argomenti interessanti il tempo vola, e presto è stato il nostro turno di accomodarci. Stavo appena cominciando a percepire la differenza sotto le scarpe tra il pavimento e la moquette, mentre la signorina responsabile della sala ci domandava quali fossero le nostre intenzioni: pranzare? O forse un tè? Non abbiamo avuto modo di rispondere, non ne abbiamo davvero avuto il tempo. Una donna seduta in sala le ha strattonato la giacca poi, attirata la sua attenzione, ha puntato il dito verso un punto indefinito della moquette sbiadita. E lì, tra lo stupore e lo sconcerto generale stava un topolino grigino con la coda rosa e una somiglianza inquietante con Ratatouille. La signorina ha assunto l’espressione di chi reprime una bestemmia, si é girata ed é andata via. Non so se abbia semplicemente deciso di ignorare il cliente sgradito o se sia andata a procurarsi il numero della disinfestazione. Noi abbiamo deciso istantaneamente di cedere il nostro posto e dopo una passeggiata ci siamo trovate a sorseggiare un matcha latte e un oloong alla lavanda da Zen-zoo , accompagnati rispettivamente da un cheesecake al matcha e uno al kumquat; dovevamo ben riprenderci dallo spavento, non vi pare?

Con questo episodio inauguro la categoria Parigi:delusioni , perché, ebbene si`, anche la ville gourmande per eccellenza riserva delle sorprese sgradite e dopo aver visto un topo in un posto insospettabile come Ladurée è scattato qualcosa dentro di me e ho deciso di rendervene partecipi. E` un brutto lavoro ma qualcuno deve pur farlo ;)

Patate alla curcuma

September 11th, 2007

Un paio di giorni fa, domenica per l’esattezza, stavo cucinando le patate che vedete nella foto. Ero intenta a eseguirle nel modo migliore, direte va beh, ma sono patate, si però prevedono tanti passaggi e se ci si dimentica di seguirli religiosamente, non vengono così buone. In ogni caso mentre annusavo spezie una musica allegra e ritmata proveniente dall’esterno ha attirato la mia attenzione. Guardando dalla finestra pero` non si vedeva ancora nulla.
Eppure la vivace melodia si stava avvicinando. Allora ho fermato l’operazione patate, e sono scesa di corsa. Mi ha accolto una manifestazione di donne abbigliate con candidi abiti, ricamati secondo il costume tipico di Bahia, alcune racavano mazzi di fiori di varie dimensioni in mano, tutte ballavano al ritmo dei tamburi che scandivano il tempo. Sono seguiti ballerini e ballerine in costumi colorati e un paio di carri con musicisti. Mi domando ancora che cosa stessero festeggiando nello specifico, comunque e` stato cosi` inaspettatamente bello che poi è uscito il sole.


Alu turrcarri
vegetariano

patate 500 g
ghee o burro 25 g
curcuma 1 cucchiaino
sale ½ cucchiaino
cumino tritato 1 cucchiaio
scalogno tritato 1 cucchiaino
pepe nero appena macinato
prezzemolo 3 cucchiai
peperoncino mezzo cucchiaino

Lavate e asciugate le patate e il prezzemolo. Tritate il prezzemolo e lo scalogno e teneteli da parte. Sbucciate le patate e tagliatele a cubetti. Scaldate il ghee, aggiungete un pizzico di curcuma e le patate a cubetti. Fate cuocere per 8 minuti, girando continuamente con un cucchiaio di legno. Unite il cumino e cuocete a fuoco dolce per un minuto. Aggiungete 6 cucchiai di acqua, il sale e a fuoco moderato fate asciugare tutta l’acqua. Aromatizzate con la curcuma che resta, e cuocete ancora per ½ minuto a calore ridotto. Unite a questo punto un’abbondante macinata di pepe nero , 2 cucchiai di prezzemolo, il peperoncino e lo scalogno tritato. Mescolate e aggiungete 2 dl di acqua. Portate a bollore, quindi riducete il calore e continuate a cuocere fino a quando le patate sono tenere. Riducete il calore al minimo, e coprite con il coperchio. Continuate la cottura per 5 minuti. Le patate sono pronte, servite a piacere con germogli e un’insalata di spinaci.


Le donne


I ballerini


I tamburi


Il pubblico

Parigi: cucina libanese

September 7th, 2007


Ci sono dei ristoranti parigini che vengono frequentati nella speranza di incontrare attori e vip di vario livello, atteggiamento che mi fa alquanto sorridere, dato che non ho per niente il mito delle celebrità. Non e` certo il caso di Rimal, ristorante libanese del quale avevo letto bene e che un sabato di fine luglio ho deciso di provare. Mentre Leo ed io ci recavamo con la metro nel XIX arrondissement dove si trova il ristorante, mi sono resa conto che un passeggero aveva l’aria familiare. Mentre valutavo chi potesse essere ho visto qualcuno scattare foto con il cellulare, anche insistentemente, e allora qualcosa nella mia mente si e` delineato. Devo ammettere che solo dopo il suggerimento di un venditore ambulante mi sono resa conto che l’uomo dall’aspetto familiare era John Malkovich, che per inciso ha reagito in modo signorile all’insistenza di certi passeggeri, roba che io gli avrei buttato il cellulare dal finestrino, cosi` di foto non me ne fai più e basta. In ogni caso a quel punto era la fermata designata e siamo scesi. Il ristorante presenta uno stile po’ troppo anni ‘80 per i miei gusti, ma devo dire che l’accoglienza e` stata garbata. La scelta e` caduta su dei makanek, delle salsicce profumate di coriandolo e cumino e arricchite di pinoli interi e un moussaka, che come potete vedere dalla foto si differenzia abbastanza da quello greco.

Le piccole salsicce sono in effetti gradevolmente speziate e il moussaka lo ricordo fresco e ben equilibrato nei sapori. Abbiamo poi proseguito con degli spiedini di agnello , pollo e polpettine manzo tritato, accompagnati con della pizza libanese. Li ho trovati buoni, ma dopo tanta carne, morivo dalla voglia di mangiare della frutta, che era in carta e quindi ho presto ordinato. Terribile delusione: le fette di anguria, gli acini di uva, i litchi e tutto il resto erano ben presentati ma terribilmente acerbi, la piccola pesca tabacchiera era del tutto immangiabile. E quando l’ho fatto notare, il cameriere mi ha risposto che la pesca non era davvero da mangiare, piuttosto era meglio considerarla una decorazione. Ok, pero` un piatto pieno di decorazioni a 9 euro mi pare un po’ esagerato. In ogni modo mentre uscivamo ho notato con stupore che in un tavolo non tanto distante anche John Malkovich stava, per cosi` dire, alla frutta. Quindi ricapitolando consiglio il ristorante a chi vuole mangiare cucina libanese a Parigi perché, evitando il dessert, sono stata bene, e a chi ama incontrare attori&co, non sia mai che John ci ricapiti :)

Rimal (atelier)
94, boulevard Males Herbes
Paris

Bubble tea

August 23rd, 2007

Eccomi qui! No, non ho visitato mete esotiche questa volta, piuttosto ho trascorso qualche giorno tra Liguria e Costa Azzurra, senza connessione, e prima a casa con un’influenza sgradevole che mi ha un po’ spogliato di energie e voglia di fare, cucinare e bloggare.
Ringrazio chi mi ha scritto mail e commenti, siete dolcissimi, e personalmente lo apprezzo molto, davvero, in questi giorni finisco di rispondere a tutti, promesso. Comunque ora sono a Parigi e da qualche tempo volevo parlarvi di questo posto molto particolare che sta vicinissimo a casa di Leo e che nonostante ciò ho impiegato quasi un anno per scoprire: Zenzoo. Ma andiamo per ordine. A New York da Tavalon, dove ho lasciato un pezzettino del mio cuore per quel tropical peony ma soprattutto per il matcha latte avevo visto in lista una bevanda naturalmente a base di the ma con un nome un po’ bizzaro: bubble tea. Sul momento non mi sono formalizzata, ho recepito l’informazione senza darci troppo peso, completamente assorbita dal sapore del mio drink verde. Trascorsi un paio di mesi mi trovavo a passeggiare dopo aver fatto qualche spesa di soba, miso&co nel quartiere giapponese, a Parigi questa volta, e sono inciampata in questa sala da the che poi ho scoperto essere anche un ristorantino taiwanese decisamente à la page.
Mentre rimuginavo sul nome del posto Zenzoo, “uno zoo zen?!”, ho visto servire due bicchieroni contenenti una bevanda piena di palline nere! Devo aver strabuzzato gli occhi perchè le due ragazze sedute in uno dei pochi tavolini esterni non hanno potuto fare a meno di ridacchiare. Comunque sbirciando la lista affissa all’esterno mi sono resa conto che si trattava di un bubble tea, lo stesso incontrato anche a New York.

Ma cos’è quindi il bubble tea? Si tratta di un the che viene arricchito con perle a base di tapioka o di amido di patate, bollite e poi poste in uno sciroppo di zucchero. Sono quindi queste perle che pososno essere bianche o nere a battezzare il the nato negli anni ’80 a Taiwan e che si e` poi diffuso in tutto il mondo. Si trova sia al latte che alla frutta, e si prende generalmente freddo sorseggiandolo con una cannuccia molto larga che permette di aspirare anche le perle di tapioka.
Tra l’altro le perle di tapioka cosi` costumizzate in cinese si chiamano proprio zhenzho il che giustifica il nome del locale, che vi dicevo è un ristorantino carino, molto apprezzato. Ogni settimana ci sono 2 menu nuovi a 12 o 14.50 euro con piatti taiwanesi e creazioni fusion, molto gradevoli. Da accompagnare con un bicchiere di the al sesamo nero o il classico matcha, per non nominare i numerosi gusti alla frutta, anche in versione milkfree. Frequentatissimo da asiatici, presenta un ambiente minuot ma gradevole con una sola pecca: le sedie. Sembra ridicolo ma sono piuttosto scomode, infatti le volte che ci sono stata mi sono alzata stremata dalla loro scomodità: sono piccole e con una seduta antipatica. Ma sono disposta a pagare questo prezzo pur di avere un matcha latte, ops, un bubble tea latte.
Ora scappo,no, non per prendere un bubble tea; stasera vado a vedere che combina un topino già celeberrimo nella cucina di un ristorante.

ZENZOO
13 rue Chabanais
75002 Paris
01.42.96.27.28
Metro : 4 Septembre, Pyramides

Sito : http://www.zen-zoo.com/