Durante la mia breve permanenza newyorchese ero capitata varie volte in Union Square, attirata dalla possibilità di fare un pasto veloce ma sano da Whole foods o di sorseggiare un matcha latte da Tavalon o ancora di sfogliare un libro accoccolata sulla moquette di Barnes & Noble; per non parlare dell’acquisto di un paio di Ugg a prezzo scontatissimo ma questa è un altra storia :)
Non vi avevo invece accennato del mercato dei contadini, che si tiene a cielo aperto proprio in questa piazza e che propone frutta, verdura ma anche fiori e conserve il tutto rigorosamente biologico. Me l’ha riportato alla mente, suscitandomi poi altri ricordi piacevoli della vacanza a New York, il post sui Farmers’s market della California che gli ha dedicato Simona per inaugurare Cucina in California, un’ulteriore rubrica che arrichisce il sempre più interessante blog di Francesca.

Farmer’s market
lunedì ,mercoledì, venerdì e sabato
Union Square (14th Street/Broadway)
New York


La prima volta che ho visto gli onigiri ero a Parigi da Juji-Ya, un piccolo negozio di alimentari con cucina annessa situato nel quartiere giapponese. Sul momento mi sono quasi commossa: mi hanno ricordato i pomeriggi della mia infanzia che dalle 16.00 alle 18.00 trascorrevo guardando cartoni animati giapponesi trasmessi nel programma contenitore bim bum bam. Spesso i protagonisti di questi cartoni animati avevano delle scatolettine, bento, piene di cibi coloratissimi, da cui estraevano dei triangolini di riso con quella che a me pareva un’impugnatura nera, l’alga nori. Poi gli onigiri al di là del trip emotivo sono davvero buoni: il riso è lo stesso del sushi, acidulato e dolce, molto piacevole, e il ripieno sia prugna umeboshi o pesce cotto, piuttosto gustoso.
Gli onigiri più buoni invece li ho mangiati a New York da Oms/b, un ristorantino che serve solo omusube, che è l’altro nome di queste polpettine, e poco altro: zuppe di miso, alghe, pollo fritto e dei dolci molto buoni tra cui delle madeleine al matcha. I loro onigiri sono davvero originali e colorati, avvolti in fogli di soia rosa o gialli e farciti con ripieni estrosi.


Onigiri cotti sull piastra in un ristorantino a St Mark place; onigiri dai colori vivaci da oms/b

Se passate da New York vi consiglio di andarci. Invece la formina per fare gli onigiri l’ho trovata in un grande negozio di alimentari giappoese a Nolita, dove tra l’altro ho mangiato dei mochi buonissimi, ma ho poi visto queste formine anche a Parigi e immagino ci siano anche a Milano, diversamente gli onigiri si possono fare a mano come mostrano Daniele e Yumie. Inutile dire che gli onigiri sono un finger food delizioso e originale.


Un maneki neko, il gatto potafortuna, dei mochi, dolci giapponesi a base di soya e kanten, l’interno dell’alimentari a Nolita, un vaso pieno di bacchette.

Onigiri

Per il riso:
riso a chicco piccolo 300 g
acqua 330 ml
aceto di riso o di mele 4 cucchiai
zucchero 2 cucchiai
sale mezzo cucchiaino

Mettete il riso in una ciotola (non di acciaio) e sciacquatelo con dell’acqua fredda, fatela colare via, poi schiacciate il riso con il palmo della mano in modo che i chicchi si strofinino tra loro. Ripetete questa operazione almeno tre volte, l’acqua deve rimanere limpida, poi fate sgocciolare il riso per un’ora. Dopodiché trasferite il riso in una pentola con l’acqua, copritela, e cuocete a fiamma alta per 4 minuti, poi abbassate il fuoco al minimo e cuocete per 12-15 minuti ancora. Alzate quindi la fiamma per 5 secondi, poi spegnete e lasciate riposare per 15 minuti senza togliere il coperchio in modo che cuocia ancora nel suo vapore. Il riso che viene scoperchiato durante la cottura viene definito morto, quindi cerchiamo di evitare cadaveri ;)
Nel frattempo mescolate in un pentolino posto sul fuoco l’aceto di riso con il sale e lo zucchero fino a quando questo ultimo si sarà sciolto. Trascorsi 20 minuti dal termine di cottura del riso trasferitelo in una ciotola e versatevi il condimento all’aceto e, utilizzando una spatola di legno, incorporatelo al riso compiendo dei movimenti come se doveste tagliarlo e facendo in modo che contemporaneamente si raffreddi raggiungendo la temperatura ambiente. L’ideale sarebbe che qualcuno vi aiutasse con un ventaglio.

Per gli onigiri

prugne umeboshi
salmone in scatola al naturale sgocciolato
tonno in scatola al naturale sgocciolato
semi di sesamo a piacere
un foglio di nori

Assemblare gli onigiri con la formina è stato un gioco: dopo averla unta lievemente l’ho riempita di riso per metà ho farcito con una prugna o con il salmone e ho coperto con il riso. Ho premuto con il coperchio e po ho sfilato delicatamente due perfetti onigiri. Quinid gli ho fatto aderire un pezzetto di nori che avevo ritagliato precedentemente. Se non avete la formina o volete in ogni caso cimentarvi a fare a mano seguite le istruzioni di Daniele e Yumie

Indirizzi utili:
JUJI-YA
46, rue Saint Anne
75002 Paris

Oms/b
156 east 45 street
New York
http://www.riceball-omsb.com/index.html




Rice to Riches, pudding bar


Personalmente adoro i dolci al cucchiaio, li trovo una vera coccola per la sensazione che mi provocano in bocca e in testa, rispettivamente cremosa dolcezza che titilla le papille e reminiscenze di un’infanzia serena. Questa premessa per dire che in generale trovo un pudding bar una buona idea. Così quando a New York sono inciampata in un posto recante un’insegna con scritto “Rice to Riches� e dalla cui vetrina occhieggiavano colorati agglomerati di crema di riso, ho estratto dalla borsa il cucchiaio che porto sempre con me e sono entrata piena di speranze. Presto disilluse. Impossibile prendere più di un sapore: la taglia minima sfama almeno 3 persone e contiene tassativamente solo un gusto, cosi` stabilisce il regolamento. Dopo una consultazione con il mio accompagnatore che non porta ad un accordo mi distraggo per fare due foto. Basta una manciata di secondi ed ecco che mi trovo un chilo di pudding alla nocciola, che certo non era il gusto fruttato/floreale che avevo in mente io. L’assaggio riluttante con il cucchiaino design fornito, si beh ho riposto il mio cucchiaino da street food a questo punto. La nocciola più sintetica che abbia mai assaggiato in assoluto non ha certo fatto una buona impressione, ecco. L’idea di destinare altri 5 $ al localino situato nel quartiere hip di Nolita non mi allettava, ma nella mia concezione romantica ho deciso che il gusto mango era fatto con vero mango fresco e quello lavanda con veri fiori di lavanda. Mi rimarrà il dubbio ma se qualcuno ci passa e lo prova mi faccia sapere.

Rice to Riches
37 Spring Street
tra Mott and Mulberry Street
New York City

Sito:Rice to Riches




Nolita, zona di NYC il cui nome significa North of Little Italy





Questa eccentrica sala da the è un sogno che si avvera. Erano mesi che desideravo prendere un cream tea e non avevo trovato ancora un luogo soddisfacente. Alice’s Tea Cup è un locale dall’arredamento colorato e fantasioso in cui ho trascorso piacevolmente un paio d’ore sorseggiando un buon the e mangiando di gusto i tanto sospirati scones. Una merenda corroborante con tempi decisamente slow: pausa ideale per riposarsi dopo intensi giri turistici.



Il romanzo di Lewis Carrol è dunque ancora fonte di ispirazione per un tea place, e il risultato rispetto al parigino le loir dans la théière è diverso, forse maggiormente scanzonato, complice anche l’atteggiamento del personale sorridente e rilassato. Con 9 $ potrete avere la formula “Alice’s Scones & tea”, ma ci sono merende ben più sostanziose che prevedono biscotti enormi (10 cm di diametro!), sandwiches, mousse al cioccolato e torte. In carta the neri, verdi, bianchi anche in versione aromatizzata serviti in splendide teiere colorate.
La tavola apparecchiata ricalca infatti l’immaginario relativo al Mad Tea-Party cui, suo malgrado, prende parte Alice nel settimo capitolo del libro. Invece Alice’s Tea Cup di “capitoli” ne ha tre: due dotati di sala da the e uno che vende solamente le preziose foglie di camelia sinesis. Vi lascio l’indirizzo che ho visitato io; gli altri li trovate sul sito.


Alice’s Tea Cup (chapter 1)
102 west 73rd Street
New York
http://www.alicesteacup.com/

Candle Cafè
animal friendly

L’andirivieni del cameriere dalla cucina è continuo e provoca il movimento delle porte basculanti, che lascia intravedere enormi sacchi di iuta pieni di cereali.
Al Candle Cafè sono infatti ingrediente fondamentale di buona parte dei piatti presenti sulla carta, ampia, creativa e assolutamente vegana. In questo locale di dimensioni modeste, quinoa, riso, kamut, miglio con le immancabili verdure, e vari derivati della soja si trasformano in piatti golosi e colorati, spesso incorniciati da dressing favolosi. Tra gli antipasti ci sono i classici guacamole e hummus, zuppe e una focaccia; le insalate spaziano da accostamenti creativi come l’aztec salad con quinoa, mais e semi di zucca alla greek dove la feta e` sostituita dal tofu feta. Non mancano i burger di soja ; e da bere te`, frullati vitaminici e cocktail. Le porzioni sono abbondantissime, con un entree, piatto completo mediamente sui 16 dollari, si raggiunge un certo grado di sazietà, quindi se desiderate il dessert optate per un’insalata o un burger.

Nella foto riso venere,con tofu marinato, spinaci saltati, zucchine alla griglia e fagioli con l’occhio diventano il ripieno per una tortilla verde; un dressing al coriandolo completa il piatto. Sullo sfondo i resti dello stufato di tofu indian style servito con riso integrale. A lato Leo si accinge a sorseggiare un the freddo al ginseng.

Candle cafe
1307 terza avenue con 75th street

Nam
viet slow food

Locale dall’atmosfera soffusa e curata, il cui servizio un po’ lungo vi lascerà il tempo di sorseggiare un cocktail. Deliziosi i bo bia, involtini di pasta di riso con jicama, una radice, gamberi, salsiccia, e arachidi serviti con una salsa tiepida e saporita e verdure tagliate con la mandolina; come pure Banh Xeo crepes di cocco e farina di riso con gamberi, pollo e germogli. Il Ga xa Ot, pollo piccante con lemongrass, e` piccante davvero. Chi non ama sapori forti è avvisato. Le porzioni medio-piccole, non vi faranno sentire in colpa per una merenda pomeridiana da Alice’s tea cup.

Nam
110 Reade street
(Reade St. & West Broadway)

PJ Clarke’s
historic burger

Fondato nel 1884 e rilevato una decina di anni dopo da un barista irlandese, questo pub ha il pregio di aver mantenuto quasi inalterato l’aspetto di allora. Illustri patron si sono susseguiti negli anni: Jacqueline Kennedy Onassis e Cary Grant, per citarne due. Mangiare qui e` sicuramente un’esperienza storico-culturale ma piuttosto che spendere 20 dollari per un hamburger con le patatine e una coca, suggerisco di prendere una birra al bancone, per un miglior rapporto qualità-prezzo. Per chi ama i ristoranti storici come Chartier a Parigi.

PJ Clarke’s
915 terza avenue sul lato nord-est della 55 street

Tavalon
cool tea


Spazio minimo e design minimalista. Una miscela di bianco, plexiglas e accessori cromati selezionati: l’habitat naturale di un deejay. In effetti, dalla sua nicchia nel soppalco il deejay sta curando la scelta musicale del locale contribuendo a scaldare l’atmosfera. Eppure al piano terra non c’è un’orda danzante, bensì una fila ordinata che attende con calma di gustare il suo tè. Da Tavalon, tea bar newyorchese, oltre agli accessori si trovano te` neri, bianchi e verdi al naturale o aromatizzati, serviti sia caldi che ghiacciati. Le taglie sono quelle standard americane, molto abbondanti, ma dimenticate le bustine di starbucks, qui il tè si fa con le foglie, che a richiesta è possibile vedere prima di effettuare la scelta. In carta anche dei cocktail analcolici: alchimie di tè e succhi bio o cover di classici come il Moteajo, un mohito da concedersi anche di primo mattino. Ma è il Matcha latte con un pizzico di vaniglia la vera oasi verde nel caldo torrido di Manhattan.

Tavalon tea bar
22 east 14 th street
www.tavalon.com

Starbucks
herbal tea and wee




Le loro caffetterie sono onnipresenti, anche 3 nel raggio di 100 metri, non esagero, quindi e` difficile non inciamparci dentro. Personalmente non sono un’estimatrice ma amo sorseggiare bevande calde in quantita` abbondante e, di conseguenza, ho spesso necessità di fare la pipì. Starbucks risponde a queste mie necessità con un discreto rapporto qualità-prezzo. Quindi se il tè vero e proprio è francamente pessimo, il caffè non so perchè non lo bevo, le tisane, herbal tea, sono assolutamente decenti, e lo stesso vale per i bagni che sono talmente spaziosi e puliti da essere utilizzati dai newyorchesi per fare veri e propri cambi di look. Invece le poltroncine, l’atmosfera soffusa e il sottofondo jazz non sono garantiti: solo uno Starbucks su due è così, gli altri sono spogli, hanno delle sedie autenticamente scomode e magari hanno pure gli spifferi. Invece il wi-fi gratis scordatevelo del tutto: potete pagare 6 $ l’ora con la carta di credito o comprare una conveniente tessera prepagata presso il provider, ma non alla caffetteria.
Ma in America non erano per la praticità?!

Papaya dog

    “…provate uno qualsiasi dei “Papaya King” (il migliore è comunque quello sulla East 86th street), per gustare la classica “NYC experience” di un hot dog accompagnato da succo di papaia: costa solo un paio di dollari, ma è un’esperienza da non perdere!”



Avendo in testa le parole di Anthony Bourdain sono entrata in un Papaya dog e non king. Beh credo che non sia così diverso ma se qualcuno dovesse provare proprio quello sulla 86esima mi faccia sapere. Nel “mio� Papaya dog il sapore del succo di papaya era talmente sintetico da far concorrenza a quello dell’aulin. I due hot dog erano buoni, o meglio quelo normale era buono mentre lo special con la salsa gialla al formaggio che si vede nei fumetti e nei film e` abbastanza ributtante. E ho pure pagato 25 cent in più per averla!
Ma entrateci perchè farete un`esperienza di vita vera: a parte il tizio che si era fissato con un preciso hamburger nel senso che minacciava verbalmente i commessi che secondo lui volevano dargliene un altro e non proprio quello che stava fissando tra gli altri 25; mentre scattavo qualche foto una donna mi si e` avvicinata e mi ha chiesto aggressivamente il motivo standomi ad un millimetro dal viso. Ho risposto che le foto erano per il mio blog e lei si è immediatamente acquietata.
Blog power?

Au boin pain
vs Starbucks

Alternativa gradevole a Starbucks, propone tra gli altri muffin, bagel e piccoli strudel alla mela decisamente freschi e buoni, credo che abbia anche dei prodotti vegani. Il tè non è male e c’è la possibilità di fare colazioni salate con uova e bacon.

Whole foods
bio comfort food



In questo supermercato si trova una vasta gamma di alimenti provenienti da tutto il mondo che hanno in comune una qualita` elevata. Ma quello che mi ha colpito maggiormente in questo paradiso del biologico è stata la gigantesca sezione self- service in cui è possibile acquistare per 7 $ alla libbra insalate di pasta e di cereali di vario tipo, ma anche di pollo, tofu verdure, zuppe. C’è una zona dedicata esclusivamente alla cucina indiana e una a sushi&co. Ma non mancano i dolci, se ne trovano veramente di tutti i tipi: cup cakes, trif;le, biscotti, dolcetti pannosi e poi bagel, muffin dolci e salati, anche in versione vegan. Dopo aver pagato ci si accomoda e si mangia, io andavo sempre nella sede di Union Square che ha una bellissima vista sulla piazza ma ne ho viste anche altre a Manhattan.

4 Union Square South
New York, NY 10003
Aperto tutti i giorni dalle 8 .00 alle 23.00
(Attraversando la piazza trovate Barnes& Noble)
wholefoods

Barnes & Noble
(booksellers)

Immaginate di entrare una libreria in cui dopo aver effettuato la scelta di un libro o di una rivista sia possibile sedersi al bar interno e sorseggiare una bevanda mentre si sfoglia il volume e si valuta se acquistarlo o meno. Se il bar fosse occupato è lecito trovare posto sulla moquette con accanto la pila di libri e il solito bicchierone. Ma perchè citarlo tra indirizzi mangerecci?! Presto detto: hanno una scelta di libri di cucina inaudita, migliaia di volumi che trattano di qualunque tipo di cucina. E poi sta vicinissimo a Whole foods!

Union Square
33 East 17th Street
New York, NY 10003
Aperto ogni giorno dalle 10.00 alle 22.00
Barnes& Noble



Lo sapevate che a New York il numero di internet point è inversamente proporzionale a quello delle caffetterie Starbucks? Io ora lo posso affermare con certezza e una punta di dispiacere: mi sarebbe piaciuto mostrarvi New York live, come avevo fatto con Rio De Janeiro ma non è stato possibile vista la carenza di internet cafe e il costo orario spropositato del wi-fi.
New York e` divisa in 5 boroughs: Bronx, Brooklyn, Queens, Staten Island e Manhattan. Proprio questo è il distretto in cui si concentrano i punti di maggior interesse e che e` stato oggetto della mia visita. Il nome, anticamente Manahatta, significa “luogo dell’ebbrezza generale”.
Premettendo che non ero mai stata prima negli Stati Uniti uno degli aspetti che ho rilevato istantaneamente e` stata la cordialità degli abitanti. L’attitudine al dialogo con gli sconosciuti, la volontà di aiutare il prossimo e il garbo e la disponibilità nel dare informazioni sono tutti aspetti che contribuiscono a far sentire a proprio agio in una città straniera e che ritengo alla lunga incidano sulla qualità della vita.
La popolazione è molto varia, si incontrano comunemente persone di qualunque etnia, e se dovessi scegliere un colore per descriverla, sarebbe il bianco perché contiene tutti gli altri.
Chiudendo gli occhi vedo le tinte dell’elegante sari indossato da un’affascinante donna indiana che passeggiava a Times Square fondersi con la pelle nera come ebano di una sorridente immigrata del Burkina Faso che lavora da Whole foods per poi affogare nel biancore irreale di un’albina abitante di China Town.




Se il colore è il bianco, il rumore è continuo, inopportuno e addirittura assordante nelle stazioni della metropolitana dove mi premevo i palmi della mano sulle orecchie per proteggerle dal frastuono provocato dall’arrivo di carrozze fatiscenti.
Nella Grande Mela il palato non può che essere appagato e vista la quantità e la varieta` dei luoghi dedicati al cibo qualunque esigenza può essere soddisfatta. La concorrenza è spietata e la vita media di un locale circa di 3 anni, quindi la qualità è mediamente più elevata. Accanto ad una moltitudine di ristoranti etnici, si trovano locali fusion, vegetariani, un vero e proprio elenco di ristoranti vegani, sale da the inglesi, giapponesi e poi posti specializzati esclusivamente in un piatto. Poco per volta condividerò con voi le mie esperienze ed impressioni sul lato più gustoso della città.