Mango
September 18th, 2009
Mentre qui si continua a giocare, vi faccio vedere 3 dei bellissimi manghi indiani che componevano un cassettina che sono appena scesa a comprare. Sono dolcissimi. Domani vi faccio vedere cosa ne ho fatto

Mentre qui si continua a giocare, vi faccio vedere 3 dei bellissimi manghi indiani che componevano un cassettina che sono appena scesa a comprare. Sono dolcissimi. Domani vi faccio vedere cosa ne ho fatto

*quel giorno tutti i giornali titolavano a caratteri cubitali qualcosa come “Brasile penta, Italia tetra” ovvero “Brasile 5 e Italia 4″ se questo non è essere fissati…)

Continua la fase verde con questa sale da favola. La ricetta la trovate naturalmente su Soffi di sale
Ve lo dico in tutta sincerita`, ho scattato 57 foto a questo sale, buonissimo, non si discute ma cosi`, come dire? Poco fotogenico? Forse timido, ecco. Non riuscivo proprio a fare una foto a fuoco, certo io scatto con la mia compattina presa due anni fa con i punti dell’esselunga, pero` ecco non avevo mai trovato un soggetto cosi` arduo. Quindi questa e` l’unica foto del sale al matcha esistente e soprattutto decente. Guardatevela bene
Ma cosa sono?! Mi sono detta mentre notavo minute confezioni di piccole unità verdi nel settore frutti di bosco del supermercato. Poi preso in mano il cestino ho letto, perplessa, kiwi. Cioè, questo mini frutto verde liscio-liscio sarebbe un kiwi?! Beh , complimenti per il travestimento, perche` avrei giurato che fosse un’oliva. Oppure un acino d’uva. La tentazione sarebbe stata quella di provarne subito uno ma, civilmente, ho atteso di aver acquistato il cestino in questione e di essermi recata a casa, dove dopo una rapida sciacquata ne ho tagliato a metà uno e, ohhh, dentro è davvero come un kiwi ma in quindicesima. Il sapore tuttavia è decisamente più delicato, e se privato della sottile buccia, del tutto privo dell’asprezza che contraddistingue comunemente i kiwi.
La voglia di sperimentarli in un nuovo piatto mi ha condotto a questa macedonia semplice ma molto profumata: il kiwi si combina bene con il sapore della confettura di pesche arricchito dalle sfumature del the al gelsomino. Non escludo di impiegare l’accostamento anche in altro modo, per oggi sono felicissima così, anche perchè io adoro le preparazioni semplici a base di frutta.
Cat l’archiniere della blogsfera ci rivela che i fruttini sono dell’ Actinidia arguta, un rampicante molto vigoroso, che produce bei fiori profumati, e mini kiwi glabri , dai miei ha coperto una pergola in un anno.

Macedonia profumata di (mini) kiwi
mini kiwi 15
marmellata di pesche 3 cucchiaini pieni
the caldo al gelsomino 3-4 cucchiai
Lavate e asciugate i kiwi. Se usate dei kiwi normali sbucciateli e tagliateli a fettine; invece se usate dei mini-kiwi, tagliate via le estremità e tagliateli a metà senza necessariamente sbucciarli. Fate una piccola tazza di the verde al gelsomino, secondo le consuete modalità. Filtrate il the e usate 3-4 cucchiai per sciogliere la marmellata, e farla diventare uno sciroppo piutosto liquido. Filtrate di nuovo se la marmellata ha dei pezzi grossolani. Lasciate raffreddare completamente lo sciroppo. Condite la macedonia di kiwi e lasciate riposare in frigorifero almeno una ventina di minuti e comunque fino al momento di servire.


Un kg di sale contiene:
10,9 mg di magnesio
36,2 di calcio
36,6 di potassio
4,11 di ferro (cui deve la colorazione)
In cucina creativa si usa per legare elementi dolci e salati, come frutta e pesce. Ho letto anche che si può usare per asciugare l’acqua in eccesso da meloni, cetrioli e angurie. Ma perchè non provare un brivido ponendolo su un caco maturo? A me piace semplicemente quando voglio solo sentire l’eco del sale senza turbare gli altri sapori.
Le mie ricette con il sale rosa sono:
- Pesce spada alla vaniglia
- Quinoa con capesante e scalogni al succo di melograno
- Spaghetti con zenzero, limone e tonno
Per acquistare il sale rosa potete vedere su terreexotique

Recentemente ho riassortito alcune spezie e per farlo sono andata nella mia èpicerie di fiducia a Parigi. Indugiando tra le spezie ho trovato un sacchettino pieno di una polvere rossastra recante un nome a me totalmente sconosciuto. Sumac. L’ho acquistato e una volta a casa mi sono dedicata alla degustazione: gradevolmente aspro. Oltre a questa sensazione continuava ad essere un illustre sconosciuto, così ho cercato qualche informazione in rete.
Il Sumac è una spezia molto diffusa in Turchia e Iran, dove dai frutti macinati si ottiene una polvere bruno-rossiccia che viene sparsa generosamente sul riso conferendogli un sapore asprigno. Viene anche mescolato con cipolle appena affettate e gustato come aperitivo. Il ben noto döner kebab viene spesso aromatizzato con il sumac che gli conferisce il suo gusto caratteristico. In Libano, Siria ed Egitto i frutti vengono cotti con acqua fino ad ottenere un’essenza densa e molto aspra che viene poi aggiunta alle carni e alle verdure. Questo metodo era noto sin dai tempi dei Romani ed è paragonabile all’uso che viene fatto attualmente del tamarindo nella cucina Indiana e Indonesiana.
In Giordania viene usato per fare un mix di spezie, lo za’tar, che ha già delle estimatrici nella blogsfera: Gourmet lo mette nei kakat israeliani, Diamanterosa ne tesse lodi appassionate. Quindi già che ci siamo anche due parole sullo Za’tar o Zahatar o Zà Attar. La spezia prende il nome da un particolare tipo di maggiorana diffusa in Giordania e difficilmente reperibile al di fuori della regione. Lo Za’tar è fatto combinando questa maggiorana secca con semi di sesamo, il sumac, sale e talvolta pepe. Si usa anche in Siria, Libano e Israele dove ha delle leggere differenze negli ingredienti che lo compongono. Eccellente sulle carni può anche essere mescolato con olio e servito come dip.
Con la dolcezza delle capesante il sumac produce un meraviglioso contrasto; la quinoa… Ormai è una droga!
Per la marinata
il succo di un melograno
il succo di mezzo limone
aneto tritato 2 cucchiai
aceto balsamico 1 cucchiaio
olio evo un cucchiaino
sumac un cucchiaio scarso
Mettete le capesante nella marinata e lasciatevele per almeno trenta minuti. Tritate grossolanamente gli scalogni, fateli appassire in poca olio, quindi unite un cucchaio di porto e un cucchiaino di balsamico e le uvette. Cuocete a fuoco basso in modo che si caramellino leggermente. Sciacquate la quinoa abbondantemente per rimuovere la saponina, una sostanza amara contenuta nella pianta. Cuocetela quindi in una quantità di acqua pari tre volte al suo peso, coprendo il recipiente con un coperchio. Dovrebbe assorbire tutta l’acqua nel giro di 10 minuti circa. Mescolate la quinoa con gli scalogni e tenetela in caldo. Scolate le capesante dalla marinata e saltatele in una padella calda, cuoceranno in pochi minuti. Fate ridurre la marinata a fuoco vivace. Mescolate la quinoa con gli scalogni.
Costruzione del piatto
Ponete una ciotola rovesciata al centro di un piatto piano, e riempite il contorno di quinoa, schiacciando appena con un cucchiaio. Sollevate con delicatezza la ciotola e ponete nello spazio rimasto vuoto le capesante. Irrorate con la marinata ristretta e decorate con uvette e pizzichi di sumac, dopo aver garttato dle sale rosa.


La prima volta l’ho improvvisata in versione fusion e devo dire che l’accostamento mi è piaciuto talmente tanto che continuo a rifarla così, ma sono sicura che si può valorizzare anche con tanti altri sapori.

quinoa 160 g
alga wakame 10 g
tofu 150 g
pomodorini una dozzina
asparagi una decina
olio, sale.
Sciacquate la quinoa poi cuocetela coperta nell’acqua bollente salata. Mettete a mollo l’alga wakame in una tazza di acqua fredda e tagliate il tofu a a dadini. Cuocete gli asparagi al vapore. Tagliate i pomodorini a metà e quando mancano cinque minuti alla cottura della quinoa scaldate un cucchiaiao di olio e fate cuocere a fuoco vivace i pomodorini, quando cominciano ad appassire aggiungete il tofu e l’alga. Infine aggiungete la quinoa che dovrebbe avere assorbito tutta l’acqua nel giro di 20-25 minuti. Saltate a fuoco vivace e servite con gli asparagi.