Ho cucinato il mio prima korma e devo dire che questa ricetta mi ha fatto apprezzare la carne di maiale, che non amo particolarmente in generale. Ma un korma non sapevo esattamente cosa fosse, cosi` ecco una breve definizone e qualche informazione riguardo alla tecnica di cottura che ho sintetizzato per mia conoscenza personale. Spero sia utile anche a voi!

Korma si dice di una carne o di una verdura stufate con acqua o brodo, yogurt o crema; spesso tutti questi ingredienti sono usati insieme per realizzare un piatto ricco e sostanzioso. Ci sono diversi modi per realizzare un korma e ciascuno produce una consistenza e un gusto diversi. Alcuni vengono cotti fino alla formazione di una salsa densa; in altre varianti il liquido e` ridotto ad una glassa o forma una deliziosa crosta. Nella fase finale di cottura puo` essere usata una tecnica chiamata boghar; essa consiste nel muovere la pentola, chiusa dal coperchio, da sinistra verso destra e dal basso verso l’alto. Questo permette che il liquido bagni la carne, il vapore aumenti e si sprigionino meglio gli aromi. Un variante del korma e` il doh peeazah, doh significa due e peeazah cipolla; questo nome sottende al fatto che bisogna pesare una quantita` doppia di cipolle rispetto a quella della carne. Una parte viene cotta a lungo prima dell’aggiunta della carne, l’altra parte, polverizzata o gratuggiata, viene unita alla fine quando la carne e` quasi cotta. La caratteristica principale di questa cottura e` che l’aggiunta delle cipolle in tempi diversi produce una consistenza e un sapore molto particolari e sfaccettati.

shikar korma (maiale brasato al miele)

carne di maiale 900 g
miele 2 cucchiai
ghee 50 g
sale 1/2 cucchiaino
scalogni gratuggiati 4
curcuma 1/2 cucchiaino
pepe macinato 1/2 cucchiaino
yogurt 200 ml
aglio uno spicchio
cardamomo 4 bacche
cannella 2,5 cm
noce moscata 1/4 di cucchiaino
la buccia di mezza arancia e mezzo limone

Preparate tutti gli ingredienti prima di iniziare a cucinare. Tagliate la carne in piccoli pezzi. Fate scaldare in una padella il miele, deve attaccarsi bene alla pentola ma non caramellare. Unite il burro e quando e` caldo la carne. Lasciate che prenda colore a medio calore per dieci minuti. Unite una tazza di acqua, il sale e fate sobbolire dolcemente fino a quando la carne sia cotta e l’acqua evaporata. Aromatizzate con gli scalogni, la curcuma, il pepenero, la buccia degli agrumi; lasciate cuocere per 25 minuti. Unite lo yogurt poco alla volta fino a quando sia assorbito. Aromatizzate con l’aglio schiacciato, il cardamomo pestato, la cannella. Cuocete per un minuto; spolverate con la noce moscata. Coprite con il coperchio e fate cuocere per 15 minuti. Servite.



Questo ricetta viene da un piccolo libro di cucina indiana che mi ha regalato Kanika e trovo che sia un ottimo connubio di spezie e frutta che addolcisce e rinfresca il palato. Lo trovo un ottimo piatto unico, ma servito in dosi ridotte, diventa anche un accompagnamento ideale per un ricco e speziato korma.
ghee 4 cucchiai
cipolla 1 grande
aglio 2 spicchi
zenzero 2,5 cm
peperoncino in polvere 1 cucchiaino
cumino 1 cucchiaino
curry 1 cucchiaio
riso integrale 300 g
polpa di pomodoro 380 g
brodo vegetale 800 ml
banana acerba 1
albicocche secche 200 g
mandorle 80 g
piselli 100 g

Fate soffriggere nel ghee la cipolla tritata, l’aglio schiacciato e lo zenzero gratuggiato, il cumino e il peperoncino. Dopo 3 minuti unite il riso e cuocete fino a quando sia trasparente e unto. Unite il brodo bollente, la passata e i piselli; regolate di sale. Portate a bollore, quindi coprite e riducete la fiamma. Cuocete per 40 minuti; il riso deve essere asciutto e al dente. Saltate le mandorle senza grassi, tritatene 1/3 e con le altre farcite le albicocche secche. Ponete il riso in una piatto da portata, unite le mandorle tritate, le albicocche farcite e la banana tagliata a fettine. Servite.





Il celeberrimo mango chutney non è l’unico esemplare della sua specie; invece esistono numerose varianti di questa preparazione, che, seppur declinata con vari tipo di frutta a verdura, presenta sempre aceto, zucchero e spezie tra gli ingredienti. Questa variante con l’ananas e` perfetta con un riso pilau naturalmente, ma provatela con una scaloppa di foie gras o per accompagnare una carne bianca o ancora una fetta di tonno cotti sulla griglia.

ananas 1
sale 25 g
aglio 8 spicchi
zenzero 90 g
uvette 225 g
zucchero 210 g
noce moscata gratuggiata 1/4 di cucchiaino
aceto bianco 3,5 dl

Sbuccciate e pelate l’ananas, dovrete ottenere circa 600 g di polpa. Tritatela e cospargetela di sale. Lasciatela scolare per 90 minuti. Tritate l’aglio, lo zenzero e le uvette. Scolate l’ananas e lavatela leggermente con un poco di aceto. Ponete sul fuoco in un recipiente aceto, zucchero e noce moscata. Lasciate cuocere per 10 minuti. Unite l’ananas e tutti gli aromi. Lasciate cuocere fino a quando si riduca ad una pasta densa. Invasate e usate dopo una settimana.

NB Appena cotto il chutney sentirà solo di aceto e aglio; non temete e sappiate aspettare. Dopo una settimana i sapori si saranno amalgamati e gusterete tutti gli aromi di questa preparazione.





L’ultima volta che ho visitato Londra ho messo piede per la prima volta nell’east end e se possibile ho amato ancora di più questa città di cui sono già perdutamente innamorata.
Il giro era iniziato da Spitalfields e dopo aver visto il mercato di sfuggita, poco significativo, avevamo proseguito verso Brick Lane.
Un arco segna l’inizio di questa via e idealmente l’ingresso in un altro mondo.



Da molto tempo a Brick Lane si è radicata una comunità indiana, tanto che il quartiere presenta dei tratti esotici enfatizzati dai nomi delle vie che sono scritti sia in lingua inglese che in lingua hindi.



La presenza indiana e asiatica in generale à massiccia; inutile dire che i ristoranti che cucinano tandoori e i negozi che vendono spezie e vasellame sono numerosi. Circa a metà di Brick Lane ho trovato persino un supermercato esclusivamente di prodotti asiatici. Non mi sono trattenuta e ho fatto incetta di spezie; di alcune di esse avevo solo letto il nome sui libri fino a quel momento. Nell’euforia ho comprato dei “doppioni” anche di ingredienti che erano già in mio possesso. Come per i semi di senape di cui ora ne sono proprietaria nella quantià di 450 grammi! Se qualcuno ne avesse bisogno non esiti a domandare.



Risalendo tutta la via si trova, la domenica, il caratteristico mercato delle pulci di Brick Lane. Uno dei pochi che trovo assolutamente autentici.



Banglacity
continental supermarket
Brick Lane (numero imprecisato, scusate!)

Channeh Sabat

Questo piatto vegetariano si conserva anche qualche giorno e i ceci assorbono al meglio gli aromi. Nonostante la presenza rilevante di peperoncino e aglio, essi sono perfettamente in armonia con gli altri sapori.

ceci secchi 250 g
aglio 4 spicchi
peperoncino 3
cipolla 1 grossa finemente tritata
ghee (burro chiarificato) 60 g

curcuma* 1 cucchiaino scarso
paprika* 1 cucchiaino scarso
fienogreco* 1 cucchiaino
cumino* 1 cucchiaino
coriandolo* 1 cucchiaino
assafetida* un pizzico

*(tutte finemente pestate insieme)

prezzemolo tritato 1 cucchiaio
un grosso pomodoro
succo di lime un cucchiaino
cardamomo 3 bacche
cannella 2 cm
menta 1 cucchiaio
garam masala 1 cucchiaino scarso

Lavate i ceci e metteteli in acqua per almeno 24 ore. Scolateli a fateli bollire in acqua salata aromatizzata con uno spicchio di aglio. Tenete l’acqua a un livello di 10 cm sopra ai ceci in modo costante. Il tempo di cottura è di circa 2 ore e mezza. Quando sono teneri scolateli e tenete da parte anche l’acqua di cottura.
Pestate le spezie ( curcuma, paprika, fienogreco, cumino, coriandolo, assafetida) in una polvere finissima.
Scaldate il ghee e cuocete le cipolle tritate in modo che diventino marroncine. Dopo circa 20 minuti di cottura unite 200 ml di brodo di ceci e lasciatelo evaporare completamente. Tritate e unite i peperoncini e cuoceteli a calore medio per un minuto. Aromatizzate con le spezie pestate. Abbassate il fuoco per un minuto, quindi aggiungete i ceci; mescolate e cuocete per cinque-sette minuti. Bagnate ancora con l’acqua dei ceci e condite con un cucchiaino e mezzo di sale. Aggiungete il prezzemolo, il pomodoro, il peperoncino, l’aglio tritato, il succo di lime, il cardamomo, la cannella e le foglie di menta. Portate a bollore quindi coprite e lasciate sobbollire per venti minuti. Scoprite e aggiungete il garam masala. Mettete il coperchio e fate cuocere ancora per dieci minuti a calor medio. Servite con del chapati.



La prima volta che ho assaggiato un curry veramente buono e` stato poco piu` di due anni fa, e me l’ha preparato Leo. Ricordo che si era preso un sacco di tempo per la spesa, la scelta dei numerosi ingredienti, e poi anche la realizzazione della ricetta aveva richiesto molto tempo, un pomeriggio intero per preparare un piatto solo. Ma alla fine il risultato era stato incredibile, carni tenere e succosa, spezie inebrianti ma armoniose. Ora lascio spazio a lui che racconta da dove prende origine questo piatto.
First time I ever saw a curry being made, it was in my own kitchen in the Wimbledon house residence. This was the best flatshare I’ve ever lived in (and I’ve seen a few) and marks the golden age of my independence, when I still lived like a bum, well let’s say a student, but finally on a decent wage, as I was one of the best paid Ph.D. students in London. The house was a large semi-detached near Wimbledon Park tube station. When I first entered, I started sharing with three other people: Fabrizio (known as The Fab Fab), Luis (known as Luis Camacho Borracho) and Stefan Hedvall (known as Stefan Hedvall), a swedish guy with a penchant for cuisine. I immediately took possession of the largest room in the house, preparing my future domination. The house was ruled according to a strict military discipline that spelt, the longest in service plays the tyrant. The rest tell him to go fuck himself. In those early days I had no particular duties save paying the TV licence; other poor sods were in charge of hefty bills such as the electricity and (ohmygod) the telephone. As people left (people never seem to stick to London for more than the length of a master or a Ph.D.) I took responsibility of more and more bills. By the end of my stay the rent had doubled, the new owner had added one more room, and from 3-4 people we’d gone to bloody six. A bathroom was also added, fortunately.

Fabrizio at work in the kitchen

The undersigned in his immense room at Wimbledon Park

Anyhow, we were always a bit like family, and liked to have communal meals on special occasions - some sunday lunches, Christmas, Easter, things like that. Stefan first roused my interest as a cook when he made us a splendid swedish Xmas meal sporting raw herring and roasted deer fillet (the deer was hunted down by a friend of his mother, apparently), all washed down with Vodka. By the end, I couldn’t even stand. Well, one day I stumbled into the kitchen as Stefan was throwing a lot of apparently random spices together in a wok, and cooking them all with a few huge prawns. Upon my questioning, he said this dish was a “kind of curry”, very easy to make, and he used it to “impress the chicks”; said, “just mention a lot of exotic sounding spices and they’ll be at your feet”. As I focused my attention away from the pot, I actually noticed a knockout of a girl being all flirtatious towards Stefan and looking at me like one looks at a small piece of dirt suddenly appearing out of nowhere for no particular reason other than to annoy the hell out of people. I might mention that last time I followed his advice I got me a pretty little blondie whose blog I’m currently squatting.

Convivial moment in the dining room (yes the ambience was furnished with terrible taste but the house was rented furnished, and we were just poor students). Luis Camacho Borracho is the big guy on the right.

I took down a few notes and then refined the recipe in the last five or six years. Nowadays the only invariant in the recipe is that I change it radically every time I make it - I mean I change the spices, the meat, everything - and it comes out tasting exactly the same. It’s an interesting experiment, that has a parallel with colours. You add too many of them together, you end up with white. This is why I usually wear green trousers, purple socks, beige shoes, pink shirt and grey jumper: so that people will tell me how nice I look in white. It hasn’t quite worked yet but I’m sure it’s just a question of perseverance. Meanwhile, I’ve attained the “white taste” with a beautiful curry-type dish enlisting no less than 27 ingredients. Some of the more fastidious amongst you might say, hey, why should I bother, just to get white taste? But I assure you, white taste is all the rage now. Ever tasted californian wine? It’s a kind of “catch-all” wine: a white taste. And it’s not all that bad. Anyhow, there is some satisfaction in serving this dish and challenging people to guess the spices in it. Bet some money, they won’t get them all. For the more purist indian tasters among you, this is more a korma (or a pasanda) than a curry. But the terminology is lost in the whiteness of this dish.

Another view of the kitchen, with the fabled Neil. He took Stefan Hedvall’s place when he left, and since I don’t have any picture of Stefan’s, I’m proposing you his substitute. Neil was known to run from Wimbledon Park to Imperial College every day with a 50 liter rucksack full of stones on his back. He ran marathons every other day and woke up at 5 so that he could swim from 6:30 to 8. You might think he was crazy, but in fact he was just Scottish. The ripped T-shirt was his usual attire (shortly after the picture was taken, Neil was hired as a lecturer at Imperial College).

Here goes - for 8 people. You need:
  • 3 onions
  • 1 clove of garlic
  • 500g of cubed chicken breast
  • 500g of cubed lamb meat
  • fresh coriander
  • bay leaves
  • Madras curry powder
  • “ordinary” curry powder (whatever that means)
  • Curcuma ginger powder
  • ordinary ginger powder
  • cardamom seeds
  • cumin seeds
  • safron powder
  • crushed/powdered chillies
  • sunflower oil
  • a finely chopped aubergine
  • 600g of tomatoes
  • 50g peeled fresh almonds
  • 50g peeled fresh pistachio nuts
  • 50g peeled fresh cashew nuts (Italian: anacardi)
  • one glass of coconut milk
  • half a coconut
  • one tablespoon of honey
  • salt
  • milk
  • fresh whipping cream
  • full-fat greek yoghurt
You also need a blender to crush and liquefy things, and a large non-stick pan (I use a wok) to cook everything in. Chop the coriander and the garlic very finely. With the blender, liquefy the onions. Put some of the sunflower oil in the pan and fry the onions, garlic and half of the coriander (put the other half aside). Next, put all the meat and the (crushed) bay leaves in the pan and cook them with a high gas mark, stirring continuously, for at least 15 minutes. Add the salt to the meat. Next, add the chopped aubergine. Add oil if it is completely soaked up. Now, the spices. Add the curries, the gingers, the cardamom and cumin seeds and the chilli. Cut the tomatoes in chunks and put them in the pan. Stir and cook with a lower gas mark for a while. With the blender, make a mixture of almond, pistachio and cashew powder, and put it in the pan. Do the same with the coconut and add it with the coconut milk. From now on, when the dish becomes too dry, add a bit of milk and cream. Keep cooking and stirring with a low gas mark. Add the safron, stir, and then the yoghurt and honey. Stir and cook without allowing to reach boiling point. Prepare the basmati rice (with cumin seed) as a side dish in the meanwhile. Right before serving, add the rest of the coriander. To give you an idea, last time I made it, the blasted thing cooked for two hours altogether. You can also make it with king prawns (but cook them a lot less!) or just vegetables (peppers, aubergines, courgettes, more tomatoes).
You can complement this dish with a starter (a sauce) made with: 1/3 greek yoghurt, 1/3 cream, 1/3 milk all whipped together; a lot of chopped coriander; some Madras curry, some chopped garlic, liquefied onion and cumin seeds. The proper bread to use is called “papadum” (it’s also spelled “poppadom” sometimes).
Warning: to a truly indian person, these animals sound like blasphemy. These are “indian style” rather than indian dishes.



Continuo nella mia ricerca sulla cucina indiana con questo piatto vegetariano estremamente gradevole che consiglio a chi voglia intraprendere una conoscenza graduale con la cucina indiana. Molto semplice, non particolarmente speziato ma decisamente gradevole di sapore. Io l’ho accompagnato con riso basmati a cui ho aggiunto un cucchiaio raso di fiori di lavanda: il connubio tra la fragranza naturale del basmati e l’aroma di lavanda è indimenticabile.

Alu Sagh (Spinaci asciutti con patate)

Spinaci freschi 500g
patate 3-4 (io ho aumentato a 6)
burro chiarificato 60 g
una grossa cipolla tritata
peperoncino tritato un cucchiaino
coriandolo 1 cucchiaino
uno spicchio di aglio tritato
paprika mezzo cucchiaino
cardamomo una bacca
zenzero fresco gratuggiato 5 cm
uvette 2 cucchiai

Sbollentate gli spinaci in poca acqua bollente salata per 7 minuti, scolateli e lasciateli raffreddare. Pelate le patate e tagliatele in quarti. Tritate finemente gli spinaci. Scaldate il burro in una padella; unite le patate, la cipolla, l’aglio, il coriandolo, la paprika, il peperoncino, il cardamomo e lo zenzero. Non mescolate per un minuto, poi mescolate piano e lasciatelo cuocere ancora un minuto. Riprendete a mescolare e cuocete fino a quando le patate sono ben colorite. Alzate il fuoco, unite gli spinaci, un pizzico di sale, le uvette e 200 ml di acqua bollente. Mescolate e chiudete con il coperchio. Diminuite il fuoco al minimo e cuocete fino a quando le patate sono tenere. Alla fine l’acqua deve essere evaporata e le patate e gli spinaci ben unti.

Riso basmati alla lavanda

Calcolate 70 gr di riso a testa; scaldate un cucchiaio di burro chiarificato in una padella e cuocete il riso fino a quando diventa traslucido. Aggiungete due volumi di acqua bollente salata e coprite con il coperchio. Dovrebbe cuocere in 10 minuti assorbendo tutta l’acqua.

Costruzione del piatto
Riempite un ciotolino di riso premendo delicatamente con un cucchiaio. Coprite con il piatto, poi tenendoli saldamente rovesciateli. Sfilate il ciotolino e disponete intorno al riso a cupola alu sagh. Decorate con un anacardo o con una noce e un cucchiaino di fiori di lavanda



Sarà che ultimamente vedo più spesso Kanika, sarà che in autunno mi viene voglia di cibi con una cottura lunga e profumati di spezie ma anche questa settimana inizio con un piatto indiano. La vellutata di anacardi è deliziosa, può diventare anche un’idea per l’aperitivo servita in mini ciotoline con dei Chappati. Ah, la ricetta originale non prevede la zucca, ma io ne avevo lì una metà che mi guardava tutta triste e solitaria.



Inizialmente ero in dubbio sul fatto di aggiungere la zucca. Così lei si è offesa ed è andata a fare il broncio sul muretto.



Poi sui sassi della fontanella.




Fortuna che i pesci rossi l’hanno convinta a non arrabbiarsi troppo con me che nel frattempo avevo cambiato idea. Inutile dire che sta benissimo con gli anacardi.



Shorba ( =Vellutata di anacardi)

cipolla affettata al velo una
spicchi di aglio schiacciati 3
zenzero fresco grattugiato 3 cm
brodo 1 l
sale
curry un cucchiaio
semi di papavero un cucchiaio
patate 2
anacardi 200 g
zucca 500 g
olio ( preferibilmente di colza) 3 cucchiai

Ammollate gli anacardi per un’ora. Intanto scaldate nel wok l’olio e unite la cipolla, l’aglio e lo zenzero. Cuocete a fuoco medio per almeno 30- 40 minuti girando spesso con un cucchiaio di legno; il soffritto deve avere un colore tendente al marrone e un intenso profumo. Solo ora potete unire il brodo di pollo, e il curry; mescolate e portate ad ebollizione. Aggiungete le patate e la zucca tagliate a pezzetti e gli anacardi scolati. Cuocete fino a quando le verdure sono tenere. Frullate metà del composto, mescolate e servite decorando con qualche anacardo e del coriandolo tritato.



Gobhi Paratha

Gobhi significa cavolfiore che in questo caso è stato un eccellente ripieno per la paratha che ` simile al chappati ma risulta più nutriente per via del latte nell’impasto e dell’olio impiegato per cuocerlo. Si possono cuocere i dischi di pasta a uno a uno senza farli ripieni, ma ci si nega un vera delizia.

farina integrale 200 g
farina 150 g
acqua 125 ml circa
latte 125 ml circa
sale un cucchiaio

Unite il latte all’acqua. Mescolate le due farine e il sale, unite poco per volta parte della mistura di lattee e acqua. Lavorate l’impasto, che deve essere soffice, prima con un cucchiaio di legno e quindi con le mani per circa 10 minuti. Mettetelo a riposare in una ciotola unta per 4- 6 ore coperta con un panno umido.
Preparate il ripieno: tritate 200 g di cavolfiori finemente. Preparate un soffritto con zenzero gratuggiato, cumino, semi di sesamo e semi di papavero, aggiungete il cavolfiore tritato e cuocete a calore moderato in modo che la verdura sia cotta ma al dente. Fate raffreddare.
Stendete la pasta in dischi sottili, depositate al centro di metà dei dischi qualche cucchiaio di ripieno, e coprite con gli altri sigillando bene. Scaldate la padella. Spennellate la paratha con olio di colza e adagiatelo con la parte unta rivolta verso il fondo della padella. Mettete su fuoco medio. Mentre la paratha cuoce, spennellate di olio di colza il lato superiore; giratela e cuocetela dall’altro lato. Servite caldo.
La paratha può essere riempita anche con patate, spinaci, piselli e altre verdure a piacere.





Ho trovato uno splendido libro di cucina indiana Indian Cookery di Dharamjit Singh, edito la prima volta nel 1970 da Penguin hanbooks, ma la mia copia, beh non è esattamente mia ma credo che lo diventerà presto :), è del 1984, il mio anno di nascita. Comunque è un piccolo volume tascabile con le pagine ingiallite ed è un vero piacere leggerlo. Non sono solo presenti tantissime ricette interessanti, ma anche una vera e propria trattazione delle tecniche base delle cucina indiana. Insomma un volume fondamentale per chi come me ama korma, chutney&co.
Altre ricette di cucina indiana le trovate qui, e risalgono a quando sono stata ospite della mia amica Kanika che aveva preparato una cena indimenticabile. Cucinare il pesce all’indiana è molto soddisfacente.

Machchi Seekhi (=pesce intero grigliato)

un pesce intero da 800 g
paprika mezzo cucchiaino
semi di coriandolo 4 cucchiai
sale mezzo cucchiaino
cardamomo 6 bacche
cipolla 1
aglio due spicchi
bacche di pepe nero 1 cucchiaino
anice stellato 1 cucchiaio
peperoncino 1
menta un cucchiaio
prezzemolo 4 cucchiai
yogurt 500 g
il succo di un limone
burro chiarificato 50 g

Non è precisato che tipo di pesce usare, io avevo un branzino ed è venuto buonissimo. Fate saltare la paprika e i semi di coriandolo, poi mescolateli a tutti gli altri aromi ed erbe pestando energicamente con il pestello. Potete fare questa operazione anche con il frullatore ma vi priverete dell’effluvio meravigliosamente speziato che sorge dal mortaio. Alla fine avrete una pasta cui aggiungerete il succo di limone e lo yogurt ottenendo una marinata di cui terrete da parte qualche cucchiaio. Sciacquate il pesce, pulitelo dalle interiora e rimuovete testa e coda. Asciugatelo bene e copritelo con la marinata, che deve penetrare anche all’interno del pesce e lasciatelo cos&igrave, per almeno un’ora. Scaldate la griglia al massimo e cuocete il pesce per 15 minuti girandolo una volta, quindi abbassate il calore e continuate per circa 30 minuti. Prima di ultimare la cottura del pesce spennellatelo con il burro e lasciate che si dori. Servite con un cucchiaio della marinata.

Chappati

farina integrale 225 gr
sale un cucchaino
acqua circa 225 ml

Io di farina integrale non ne avevo a sufficienza e quindi ne ho aggiunta un terzo di quella bianca, e mio padre che è stato varie volte in India dice che gusto e consistenza non sono distanti dall’originale.
Mescolate la farina e il sale e mettele in una ciotola. Mettete un po’ di acqua nel mezzo e lavorate fino a quando ottenete una pasta liscia. Io non ho dovuto usare tutta l’acqua ma circa 100 ml in meno, comunque anche il volume precisa che dipende molto dalla farina usata. Lavorate la pasta per 10 minuti, quindi fatela riposare in una ciotola per 30 minuti coperta da un panno umido. A questo punto formate una decina di palline, quindi tirate la pasta sottilissima. Scaldate una padella antiaderente per qualche minuto e cuocete le sfoglie una alla volta. Non appena iniziano a formarsi delle bolle premete con una spatola sui bordi e vedrete il chappati gonfiarsi come un palloncino. Giratelo velocemente, cuocete 30 secondi e servite.

I ristoranti indiani a Parigi non mancano: si spazia dal fast food super economico e senza pretesa alcuna, al locale raffinato che ri-carica sui clienti le cifre ingenti spese tra l’architetto e l’import dei grandi Ganesh in legno; passando per il ristorantino strategicamente posizionato, dichiaratamente per turisti. Poi c’è l’eccezione.
La referenza era di quarta mano, e l’affidabilita` della stima del fratello del collega di un’amica mi lasciava perplessa. Entrando ho schioccato un sorriso ironico alla vista delle piastrelle azzurre da barbiere e di una sorta di tabernacolo votivo con il ritratto di un uomo baffuto, collocato nel posto in cui il barbiere, in genere, tiene una televisione. L’alta densità demografica riscontrabile nel locale mi avrebbe dovuto tuttavia suggerire qualcosa. Ci accomodano nei pressi della cucina, anche se viste le dimensioni più o meno tutti i tavoli sono nei pressi della cucina. Reticente comincio ordinando un’orangina, mentre Leo incuriosito dai piatti che gli sfrecciano davanti opta per un misto di badji: bignet alla farina di ceci con un ripieno di melanzane, gamberi, patate e cipolle.

Arrivano in un lampo accompagnati da salse varie: una raita di cetrioli, una a base di cocco e cardamomo, un chutney e una rossa e piccante. Fumanti, cicciotti, con un bel colore aranciato; mi tentano subito e sono deliziosi.

Mi ricredo della mia sensazione iniziale: proseguiamo con un ghee dosai: una sfoglia croccantissima arrotolata su se stessa, servita anche essa con le salse. Tra le carni mi colpisce la presenza del montone ma la scelta cade su un curry di agnello di media piccantezza cotto in un’alchimia di pomodoro, cipolla e spezie.

Il basmati è accompagnato da raita, una passatina di ceci e okra

saltata.

La carne è tenera e succosa, il riso meraviglioso profumo di sandalo; le porzioni? Abbondantissime.
Timidamente chiedo al sorridente gestore-cameriere, onnipresente in sala, se eventualmente posso portar via la mastodontica quantità che ho avanzato. Non si incrina minimamente e mi prepara docilmente la doggy bag mentre attendiamo il dolce. E qui mentirei se dicessi che era all’altezza delle altre portatate, il gelato al mango proprio non mi è piaciuto. Poco male: il resto era strepitoso e il rapporto qualità-prezzo decisamente onesto, si mangia con 15-20 euro alla carta ma ci sono anche dei menù a 9 (per cena,non per pranzo!) rammentando tra l’altro che le bevande costano meno che in qualsiasi altro locale parigino in cui io abbia mangiato fin’ora. Gongolo pensando alla scoperta del Ristorate Indiano e penso che la mia recensione lo renderà noto ai più e fantastico sul fatto che magari un giorno ci sar&agrave l’effigie di Chiaraneve al posto dell’uomo baffuto. Uscendo alzo lo sguardo e noto, ordinatamente disposte in ordine cronologico, le targhette della celeberrima guide de routard dal 1995 fino ad arrivare all’anno corrente. Diciamo che sono solo arrivati prima di me.

Dishny
25, rue Cail
75010 Paris
metro: la Chapelle



In realtà è stata una cena, in cui Kanika, un’ amica originaria di Delhi, ha servito il pasto indiano più autentico e buono che io abbia mai mangiato. I piatti che ci ha proposto sono definiti moghul, aggettivo che deriva dall’aurea dominazione che ha interessato l’India settentrionale e che ha portato al fiorire di letteratura, architettura e naturalmente arte culinaria.



Poori
Impastate farina integrale, semi di cumino pestati, spinaci crudi tritati e l’acqua necessaria ad ottenere una pasta umida ma non troppo. Prendete una pallina di pasta e appiattitela, continuate così fino ad esaurimento della materia prima poi friggete in olio caldo ed abbondante finchè le frittelline sono leggermente dorate. Queste delizie sostituiscono il pane, ma accompagnate con la raita diventano un freschissimo aperitivo; inoltre si preparano di rado, generalmente per festeggiare un’occasione speciale.



Dam aloo
Sbucciate delle patatine novelle (aloo significa patata) e praticatevi dei buchi con i rebbi della forchetta, quindi friggetele in olio caldo e abbondante. A parte tritate una grossa cipolla, zenzero, aglio, due peperoncini verdi, e semi di cumino e fateli soffriggere con il burro e l’olio a fuoco medio-alto; quando sono ben coloriti aggiungete un kg circa di pomodori fresci e addolcite il fuoco. Dopo una quarantina di minuti aggiustate di sale e aggiungete yogurt, uvetta, anacardi e un ts di curcuma. Quando l’olio “si separa” dal resto, è il momento di unire le patate, asciugate dell’olio, e poca acqua. Fatela evaporare, poi cinque minuti prima di servire versate una goccia di panna e un pizzico di zucchero. Decorate con cilantro fresco.



Chicken Tikka
Tagliate il pollo a pezzetti, e marinatelo per tutta la notte con lo yogurt che avrete miscelato con il preparato di spezie ad hoc che si trova in commercio per realizzare questo piatto. Tuttavia se non ne disponete potete riprodurlo tritando zenzero, aglio, peperoncino, semi di cumino, semi di cardamomo, pepe nero, curcuma, alloro e chiodi di garofano. Preparate un soffritto con olio, tre grosse cipolle, tagliate grossolanamente e pestate, aglio e un po’ di zenzero e fateli colorire a fuoco vivace. Aggiungete un kg e mezzo di pomodori freschi e fate cuocere per un ‘ora a fuoco dolce, poi aggiungete il pollo e cuocete ancora per almeno due ore. Kanika assicura che più la cottura sarà lenta e prolungata, maggiore sarà la tenerezza del pollo; io ve lo confermo: oltre che saporito, si sciglieva letteralmente in bocca.



I piatti sono stati accompagnati da riso basmati cotto al vapore con curcuma e condito con un soffritto di cipolla, aglio e zenzero. Come si nota nella foto le cipolle sono decisamente colorite, aspetto non auspicabile nella cucina italiana ma necessario per la buona riuscita di quella indiana.
Un the chai ha coronato la serata davvero piacevole, condita dai racconti e i discorsi che si fanno tra amici… Thank you, Kanika, for your dinner and hospitality. Please come soon for a pasta!