Antipasti | Il Pranzo di Babette - Part 3

Appetizer di pesce spada, daikon e sale nero

March 13th, 2008


Finalmente una ricetta salata! Questo piattino è nato dalla voglia di iniziare un pranzo qualunque in modo un pochino diverso, senza che ci fosse nessun un motivo particolare, tranne la voglia di coccolare me stessa e gli altri commensali. Così, avendo a disposizione del pesce spada freschissimo, mi sono limitata a marinarlo e a servirlo con del daikon, il rafano giapponese, che ho condito con il vino cotto. Il sale nero delle Hawaii da un tocco scenografico e in bocca esalta e amalgama tutti i sapori: la dolcezza del vino cotto, il pizzicorio del rafano e il sapore del pesce spada sublimato dalla citronette. Giusto un paio di bocconi ma un abbinamento riuscito. Read the rest of this entry »

Involtini primavera vietnamiti

February 28th, 2008


Questi involtini li ho preparati varie volte dopo che settimana scorsa sono stata da Tang Frerès, infatti ho acquistato proprio in quel supermarcato le galette de riz necessarie a realizzarli, mentre dell’ erba he, prevista anch’essa, non c’era traccia, ma forse non l’ho vista io, e comumque vengono molto profumati lo stesso, grazie alla menta e al coriandolo. Il nome italiano dei fogli di riso non lo so con precisione; la mia fonte è in francese e li chiama appunto galette de riz, quindi se qualcuno sa il nome esatto me lo dica pure! In Vietnam esistono moltissime varianti di questi involtini primavera, quindi questa è solo una delle tante. Sono semplicissimi da fare, il più è preparare tutti gli ingredienti necessari a farcire i delicati fogli di riso, ma poi si compongono in un minuto. Li ho preparati varie volte questa settimana, vado molto a fasi, e ho fatto qualche modifica al procedimento originale. Trovo infatti che cuocendo i vermicelli di soya nella stessa acqua in cui si sono scottati i gamberi e i germogli li arricchisca di sapore. Le erbe conferiscono un profumo fresco e piacevole e, contrariamente a quanto temevo, le foglioline intere di menta e coriandolo, nel connubio di gamberi e vermicelli, non sono spiacevoli sotto i denti. Un involtino costituisce un finger food esotico, due diventano un antipasto, tre, accompagnati da un’insalata mista, magari arricchita con del mango, ne fanno un pasto leggero con un’allure asiatica. In teoria ciascun commensale intinge l’involtino nella salsa di soya e limone, ma, forse che i miei erano piuttosto farciti, ho preferito mettere in tavola dei cucchiai con cui versare dei rivoli scarlatti di salsa direttamente sui candidi involtini.

Involtini primavera vietnamiti
Per 6 involtini

galette de riz cialde di riso 6
germogli di soya 100 g
gamberi 12
vermicelli di soya 60 g
carote 1-2
lattuga
coriandolo
menta

Per la salsa
salsa di soya 6 cucchiai
succo di limone 6 cucchiai
acqua fredda 6 cucchiai
Se piace anche la salsa di pesce 3 cucchiai

Lavate i germogli di soya, le carote, la lattuga sfogliata e le erbe. Scolate il tutto.
Mescolate gli ingredienti della salsa e riponetela in frigorifero. Tamponate delicatamente le foglie di lattuga e asciugate perfettamente le erbe e conservate in frigorifero. Portate a bollore dell’acqua in una pentola, salate e scottate i germogli per un minuto, quindi scolateli con una schiumarola e raffreddateli sotto l’acqua corrente. Nella stessa pentola scottate i gamberi per 30 secondi, prelevateli con la schiumarola e sgusciateli. Portate a ebollizione nuovamente l’acqua, se necessario unitene ancora, filtratela e versatela sui vermicelli di soya posti in uan ciotola resistente al calore. I vermicelli si cuociono nel giro di 10 minuti. Sbucciate le carote e grattugiatele oppure affettatele molto sottili. Allestite tutti gli ingredienti sul piano di lavoro; la lattuga sfogliata, le carote affettate, i germogli scolati, i gamberi sgusciati, le erbe asciugate, i vermicelli cotti e scolati; inoltre vi occorre un piatto fondo pieno di acqua fredda, e un piatto piano piuttosto grande lievemente unto di olio di semi. Prendete un foglio di riso, inumiditelo per 40 secondi circa nell’acqua fredda, quindi stendetelo sul piatto unto. Copritelo con una foglia di lattuga, e al centro ponete i vermicelli, due gamberi, un pochino di germogli, e poi le carote e le erbe. Sollevate delicatamente i lembi del foglio di riso e richiudeteli ad involtino appoggiandoli l’uno sull’altro. Trasferite l’involtino sul piatto di portata e proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti. Servite con la salsa.

Rosolli: l’insalata finlandese

December 14th, 2007

rosolli

Che brutto nome Rosolli, non ho potuto fare a meno di pensarlo mentre leggevo la ricetta di questa insalata che pare sia tipico gustare la Vigilia di Natale in Finlandia. Ultimamente infatti oltre a sperimentare ricette per Natale sto anche cercando di avvicinarmi un pochino alla cultura finlandese: Helsinki incombe. Per non pensare a quanto freddo farà preferisco concentrarmi sulla cucina e devo dire che questa insalata è stata un delizioso approccio.
La mela la rende fresca, la barbabietola le conferisce una piacevole sfumatura rosea e la salsa la rende irresistibilmente golosa. Ammetto di aver omesso qualche ingrediente: la cipolla cruda a fettine e l’uovo sodo a pezzetti che temo l’appesantirebbero soprattutto in previsione di accompagnare questa insalata con una dozzina di altri antipasti, oltre al resto. Questa ricetta si unisce alle altre 160 (!), ultimo aggiornamento, che Francesca sta raccogliendo.

Rosolli
per 4 persone

patate 2
carote 3
barbabietola cotta 1
mela granny smith 1

Per il dressing

aneto 10 g
crème fraiche 6 cucchiai
aceto di mele 3 cucchiai
zucchero 3 cucchiai

Lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti le patate e le carote. Cuocetele separatamante in acqua bollente salata, le carote devono essere al dente. Tagliate a pezzetti la barbabietola. Fate raffreddare complatemente carote e patate.
Preparate il dressing: lavate e asciugate l’aneto, tritatelo finemente. In una ciotolina emulsionate con una forchetta zucchero e aceto, unite la creme fraiche e l’aneto.
Poco prima di servire sbucciate e tagliate la mela a pezzetti, mescolatela con patate, carote e barbietola. Servite con il dressing a parte. Se invece avete approntato delle ciotoline monoporzione guarnite con una cucchiata di salsa e un ciuffo di aneto.

Blinis

December 11th, 2007

blinis

I blinis sono una grande classico per il pranzo di Natale nella mia famiglia. Si tratta di semplici frittelline lievitate molto versatili e gustose che in genere si accompagnano con salmone affumicato, panna acida o uova di trota essendo il caviale un po’ troppo costoso, almeno per noi ;)
Ho varie ricette per fare i blinis e questa la scelgo quando devo farne per 6-8 persone perchè in effetti mi da il quantitativo sufficiente senza dover raddoppiare l’impasto. Poi devo dire che mi piace proprio cuocere i blinis, soprattutto se sono un pochino stressata. Scaldo un pochino di burro nella padella calda e metto cucchiaiate di impasto. Osservo i blinis mentre cuociono poi al momento giusto con una spatola li giro e li vedo gonfiarsi istantaneamente. Mentre si conclude la cottura di blinis in qualche modo la mia mente si svuota, assorbita da questo processo. E poi l’operazione si ripete continuamente fino a quando ho terminato l’impasto e per allora in genere ho la testa abbastanza sgombra di pensieri.
Anche questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette natalizie di Francesca.

Blinis

yogurt intero 150 g
latte 150 ml
lievito di birra 14 g
zucchero un cucchiaino
farina bianca 300 g
farina di grano saraceno 100 g
uova 3
burro 100 g
panna 1,5 dl
burro per la padella
sale

Setacciate insieme le due farine. Fate intiepidire parte del latte e fate sciogliere il lievito. Unite i tuorli alla farina, poi tutto il latte a filo, lo zucchero, lo yogurt e il burro sciolto. Mescolate bene e fate riposare coperto con della pellicola per un paio di ore. In seguito unite gli albumi e la panna montati separatamente e un pizzico di sale. Ungete con pochissimo burro una padella e cuocete l’impasto depositandolo a cucchiaiate ben distanziate. Cuoceteli su entrambi i lati.
I blinis si possono surgelare separati da pezzi di carta da forno e una volta scongelati scaldati nel forno a 50 gradi o nel forno a microonde per pochi secondi.
Si servono con burro, anche aromatizzato, salmone affumicato, caviale e per un’alternativa decisamente piu`economica uova di trota. Oppure con hummus e dip di verdure.
Vi lascio una crema veloce e di sicuro successo:

Crema di salmone
salmone 200 g
aneto 15 g
ricotta 250 g
philadelphia 160 g
panna 200 ml
sale
pepe verde

Tritate grossolanamente il salmone e a parte l’aneto molto finemente. Mescolate i formaggi e aggiungete la panna finoa d avere un composto cremoso ma non troppo denso. Unite l’aneto e il salmone e regolate di sale e pepe, trovo che il verde ci stia molto bene. Tenete in fresco fino al momento si servire.

Pumpkin time: muffin e halva

November 21st, 2007


La butternut squash è un tipo di zucca che adoro, innanzitutto perchè trovo abbia una bellezza prodigiosa che la distingue dalle altre, forse per la sua forma che ricorda un mandolino. Poi bisogna dire che la sua polpa, oltre ad essere di rara dolcezza, presenta una tinta di arancione talmente vivace e brillante che ti leva la tristezza e ti infonde benessere solo a guardarla, caratteristica non vera per tutte le zucche; anzi ce ne sono alcune terribilmente anemiche, quasi di un giallore che vira al grigio spento. E questo sarebbe già abbastanza per adorarla. Ma no, la nostra si taglia anche senza difficoltà alcuna o quasi, rendendo la vita più facile a chi come me ha le braccia un po’ deboline. Ah, cuoce anche più in fretta. Insomma in un ipotetico concorso di zucche, penso che la butternut squash meriterebbe di buon diritto il titolo vitalizio di Miss Pumpkin.
Questo esemplare in particolare mi ha servito molto fedelmente: una metà l’ho utilizzata per stuzzicare la mia voglia di finger food (molto forte in questi giorni, siete avvisati) con dei muffin alla zucca e noci e l’altra l’ho destinata a veicolare sapori zuccherini e sensazioni asiatiche realizzando una meravigliosa halva di zucca.



Muffin alla zucca e noci
per 18-20 pirottini

zucca sbucciata e cotta 400 g
scalogno 1
uova 3
olio d’oliva 70 g
farina 110 g
lievito un sacchettino
gruyere grattugiato 50 g
latte 1dl circa
noci 100 g

Lavate e asciugate la zucca. Tagliatela a metà e ungetela con poco olio. Cuocete la mezza zucca in forno a 200 gradi, quando potrete affondare i rebbi della forchetta senza sforzo sarà cotta. Sbucciatela, pesatene 400 grammi e schicciateli con la forchetta. Tritate lo scalogno, fatelo appassire con un goccio di olio e fate saltare la purea di zucca a fuoco dolce, anche per eliminare l’eccessiva umidità. Setacciate la farina con il lievito, unite le uova lievemente sbattute e il latte a filo. Aggiungete la zucca e il formaggio, mescolate bene, quindi unite l’olio. Ultimate aggiungendo le noci rotte grossolanamente. L’impasto sarà piuttosto liquido ma non preoccupatevi. Riempite per meno di 2/3 i pirottini e cuocete in forno caldo a 180 gradi per 15-18 minuti.

Questi muffin alla zucca e noci li ho trovati piuttosto buoni: sono piacevolmente umidi e l’equilibrio tra il sapore dolce e quello sapido li rende irresistibili.
Ora, dopo essermi sperticata in lodi sulla buttrenut squash, una piccola nota necessaria: devo ammettere di aver fatto questi muffin anche tradendo la mia fidata perchè impossibilitata a trovarla e sono venuti buoni lo stesso. Della serie l’unico fruttivendolo di Lipomo ha la butternut squash, mentre ben 3 fruttivendoli milanesi ben più blasonati non sanno neppure che cosa sia.
Per la ricetta dell’halva di zucca vi rimando a blog di cucina indiana


Frittelle di gamberetti

November 18th, 2007


Ho letto che queste frittelle di gamberetti sono uno street food piuttosto popolare nel Sudest asiatico e quindi, attirata dall’esotismo, ho deciso di provarle. Anche perchè se aspetto di trovare la ricetta di uno street food lipomese rischio di morire di fame. Premettendo che non amo le fritture in genere devo dire che in effetti il sacrificio è valso a qualcosa in questo caso. Le frittelle di gamberetti sono davvero gustose e soprattutto non perdono di bontà se consumate fredde, il che le rende un finger food perfetto da preparare in anticipo e godere poi in compagnia. Se non temete il cibo piccante esagerate liberamente con il peperoncino, gli dona. Si prestano molto bene ad essere accompagnate con una semplice insalata verde, e se lo devo dire io, che notoriamente soffro di brividi diffusi solo al pensiero di mangiare un’insalata verde verde (lo scrivo due volte con scopo rafforzativo, per indicare che ci sono solo foglie verdi e davvero niente altro) potete fidarvi.

Frittelle di gamberetti

gamberetti g 150
mais in scatola sciacquato e sgocciolato 40 g
scalogno 1
peperoncino 1-2
aglio mezzo spicchio schiacciato
la punta di un cucchiaino di coriandolo in polvere
un uovo
sale
pepe

Tritate insieme i gamberetti, lo scalogno, il peperoncino, e l’aglio. Unite l’uovo sbattuto, il mais e il coriandolo. Regolate di sale e pepe. Scaldate abbondante olio per friggere e cuocete delle quenelle di impasto fino a quando sono dorate. Asciugate con carta assorbente e servite con un’insalata.

Millefoglie di gamberi, pan brioche e crema di aneto e pistacchi

November 12th, 2007

Succede che Maricler e Fabrizio vadano in Sicilia per trascorrere una vacanza costellata da pranzi e colazioni luculliane. E che al loro ritorno rechino in dono una crema di pistacchi di Bronte di Corrado Assenza, il cui nome, impresso sul vasetto, crea molte aspettative, e non le disillude. La crema ha un sapore di pistacchio indescrivibile ed è dolce come te l’aspetti: in modo assolutamente equilibrato. Dopo il primo assaggio mi si è aperto un ventaglio di possibilità nella testa ed ecco questo accostamento con aneto e gamberi, golosissimo. I virtuosi della panificazione possono farsi il loro pan brioche, io mi sono fermata alla panetteria sotto casa, con ottimi risultati.

Millefoglie di gamberi, pan brioche e crema di aneto e pistacchi

gamberoni 4
pan brioche 6 fette
aneto un mazzetto
crema di pistacchi un cucchiaino
olio evo
sale
pepe

Lavate ed asciugate l’aneto. Sgusciate i gamberoni, lavateli e teneteli in frigorifero. Ponete nel bicchiere del frullatore l’aneto tenendo da parte dei ciuffi per decorare, un pochino di olio e una fetta d pan brioche privata della crosta. Frullate, se necessario aggiungendo olio e anche un pochino di acqua. Unite un cucchiano di crema di pistacchi. Regolate di sale e pepe.
Scaldate le fette di pane sotto il grill. Intanto scaldate un pochino di olio in una pentola e cuocete i gamberoni due minuti per lato circa.
Sui piatti da portata appoggiate una fetta di pane, un gamberone, condite con la crema di aneto e pistacchi e ripete con un altro strato uguale. Decorate con un i ciuffetti di aneto. Ripetete per l’altro piatto, servite.

Gravadlax hawaiian version

September 21st, 2007


Che ero occupata non era un mistero, non vi avevo detto a fare che, un po’ per scaramanzia un po’ per non inquinare la mia oasi parlando dell’esame, spiacevole, che stavo preparando. Comunque ormai e andata, male, per inciso, ma almeno per un po’ non dovrò studiare questa odiosissima materia. Dopo aver sostenuto l’esame, tenutosi circa una settimana fa, ho fatto una serie di cose per rimetteremi, non solo psicologicamente ma anche fisicamente perchè si, cari miei, mentre preparavo l’esame di economia industriale, ecco l’ho detto, le ho avute praticamente tutte: mal di stomaco che poi è diventato mal di pancia, per virare infine ad una persistente forma influenzale con tosse, febbre e mal di gola. No, dico, non è il primo esame che preparo, però una cosa del genere non mi era mai accaduta. E mentre si teneva l’esame, che era scritto,nonostante la concentrazione (?) non ho potuto fare a meno di notare un vero e proprio concerto tra accessi di tosse e raffreddori virulenti e questi erano i disagi fisici piu evidenti, chissà che cosa avevano gli altri, poveretti. Vista la stagione, tutto sommato mite, la spiegazione a questo malessere diffuso risiede innegabilmente nel fatto che l’esame di economia industriale faccia male al corpo, oltre che allo spirito, e, come avviene correttamente per il fumo dovrebbero renderne noti gli effetti collaterali scrivendo bene in evidenza sul programma che nuoce gravemente alla salute. In ogni caso ora l’ho forzatamente accantonato (LEGGI salto d’appello), e oltre a curarmi, finalmente, con un cocktail a base di antibiotici&paracodina, mi sono coccolata un po’, facendo un po’ di shopping, leggendo un libro che mi attirava da tempo, Il tè nel deserto, e di cui ora non vedo l’ora di vedere il film, a proposito, ciao John, mangiando maki&sushi a go-go, correndo alle Tuileries, e facendo visita alla mia ultima passione in fatto di negozi del the a Parigi. Il trattamento riabilitativo post-esame si è concluso egregiamente oggi pomeriggio con una terapia intensiva al cioccolato nella cioccolateria del cuore della sottoscritta.
E così riposata e carica eccomi qui con questa gustosa variazione della classica ricetta svedese che avevo in bozza da un po’, ma che ci tengo a proporvi prima di passare ad altro perchè è davvero riuscito l’accostamento tra salmone,lemongrass e zenzero. Inoltre ho apprezzato un miglioramento anche a livello di consistenza usando un pari quantitativo di sale e zucchero. L’originale si trova su the scent of green bananas, un bel blog che leggo ormai da mesi e che mi dimenticavo, per un motivo o per l’altro, di segnalarvi. Prossimo impegno rispondere a molte mail che ho ricevuto da tante care persone, e alle quali scrivero` con molto piacere, prestissimo.
Intanto una curiosità ma voi come vi coccolate dopo un super stress?
Buon inizio di week-end a tutti!

Gravadlax hawaiian version

filetto di salmone con la pelle 750 g
vodka 2 cucchiai
miso 3 cucchiai
sale grosso 120 g
zucchero 120 g
zenzero grattugiato
lemongrass tritata 1 stelo
peperoncino tritato 1
aneto tritato 15 g

Prelevate le lische dal salmone con l’aiuto di una pinzetta. Praticate dei tagli nella pelle con un coltello affilato. Tagliate il filetto in due parti della stessa dimensione. In una ciotola mescolate il sale e lo zucchero, in un’altra invece ponete lemongrass, zenzero, aneto e peperoncino tritati. Ponete i due filetti sopra un grosso pezzo di pellicola per alimenti, un pochino distanziati tra loro,con la pelle a contatto con la pellicola, tenendo presente che dopo averli conditi dovrete sovrapporre i due filetti. Iniziate condendo i filetti con la vodka e spalmandoli con il miso. In seguito fate aderire bene la miscela di sale e zucchero ai filetti, quindi condite con il mix di aromi. Senza disperdere i vari strati mettete i filetti uno sopra l’altro, in modo che la pelle sia all’esterno e le parti condite siano a contatto. Chiudete strettamente il tutto, aggiungendo altra pellicola se necessario, poi ponete il pesce in un’insalatiera e appoggiatevi sopra un peso, ad esempio un pacco di lattine e lasciate marinare a temperatura ambiente per 3 ore. Riponete in frigorifero per 24-48 ore, girando di tanto in tanto il filetto ed eliminando man mano l’acqua che uscira` dal pesce. Io lo tengo generalmente 24 ore, anche perche` non resisto un attimo di piu` al desiderio di mangiarlo. A quel punto risciacquate i filetti sotto l’acqua fredda e poi tagliate a fettine sottili con un coltello affilato.

Jamon serrano con polenta e zafferano

September 10th, 2007

Faccio un po’ di blogsquatting. La padrona di casa è in varie faccende affacendata e quindi, di tanto in tanto, approva il fatto che cucini io. Ormai non cucino quasi più, mi autogiustifico col mantra “ma tanto se cucina lei si diverte…”. È inverno, c’è freddo, e mi dice: desidererei tanto una bella insalata caprese! Poi andiamo in Croazia, fa caldo, si fa il bagno, e desidererebbe un venditore ambulante di polenta uncia a ogni piè sospinto. Insomma è fine estate e quindi, per lei, tempo di polenta. Un piccolo cappello introduttivo: sono diverso da lei, non parto con i principi primi. Ardisco comprare cose già fatte. Quando le viene voglia di cucinare qualcosa, lei, invece, parte da Adamo ed Eva. Per la polenta si compra un bel terreno agricolo, una manciata di chicchi di mais, semina, spaventa i passeri, ara, e opplà, un paio di tonnellate di pannocchie: ne prende tre-quattro scegliendole attentamente, le sgrana, passa i chicchi al pestello (direte: poteva fare una scorciatoia e pestare direttamente i chicchi da semina — troppo facile e poco professionale), ne fa farina, aggiunge acqua, cuoce, e voilà la polenta. Salvo che ormai è arrivato l’inverno di 2 anni dopo e ha già voglia di carpaccio di pesce crudo e insalata di “pomodori, quelli buoni del contadino”. Io prendo le scorciatoie, il mio tempo è prezioso, lavoro guadagno pago pretendo, insomma ho trovato in un supermercatino sotto casa sei medaglioni di polenta da microonde. Stupore: a Parigi la polenta confezionata! Alla fine non era speciale ma nemmeno da buttar via. Poi i funghi. Ero partito con la megalomane idea dei porcini freschi, ma niente da fare. Avevo visto dei finferli il giorno prima: niente, finiti. Mi sono rassegnato agli champignon: quelli c’erano, forse perché hanno un nome francese? Mah. Li ho trifolati in padella con aglio e prezzemolo. Il prosciutto (jamon serrano) è spagnolo soltanto perché il crudo di Parma non c’era nel supermercatino sotto casa.



Ma ora arriva l’Ingrediente Maggggggico: la salsina allo zafferano! Riscaldate un mezzo bicchiere di latte a bagnomaria: non tanto, diciamo 60 gradi centigradi. Versate lo zafferano in polvere nel latte e assistete all’esplosione che avviene bidimensionalmente, sulla superficie (è bellissima!). Scioglietelo bene, poi aggiungere un po’ di yoghurt bello grasso (uso quello della Vrai), diciamo il doppio della quantità di latte, ma fate anche meno se volete che la salsina sia liquida o se volete mangiarvi lo yoghurt come dessert, e continuate a mescolare, togliendo il pentolino dal bagnomaria. A questo punto ci aggiungo un cucchiaino di malto di grano (ma va bene anche lo zucchero), un po’ di sale, diciamo due pizzichi, e una macinata di pepe. Mettete la polenta (riscaldata o in padella o al microonde), i funghi trifolati e il prosciutto nel piatto, posizionandoli in maniera sofisticata e artistica, e versateci su la cremina allo zafferano.

Consigli per il posizionamento sofisticato e artistico

  • Se la commensale è con voi mentre preparate. Approfittatene per tirarvela: concentratevi molto mentre disponete a caso il cibo sul piatto, in modo che lei pensi che sia tutto studiato a tavolino e deciso a priori. Spostate volutamente una fogliolina di spinaci prima lì, poi là, poi ancora lì. Se lei apprezza, ripetete con un singolo funghetto che avrete lasciato crudo, farcite il discorso con molte interiezioni francesi (o perlomeno rollate le erre alla fRRRanscese), dissertate sull’opportunità di aggiungere una singola scaglia di tartufo bianco di Alba (che ovviamente non avete né del resto vi potete permettere) concludendo poi che, dato che stando alle ultime indiscrezioni dell’ambiente del Gambero Rosso l’aggiunta di tartufo verrebbe considerata una cafonata da nouveau riche, “no; è davvero meglio soprassedere”: in fondo voi (sogghigno compiaciuto, come a dire che voi nouveaux riches? tsè!) siete persone eleganti. D’altronde non state mentendo: dato che col cazzo che potete permettervi il tartufo di Alba, non siete certo ricchi: né nuovi né di lunga data. Sennò la cena ve la preparerebbe lo chef-in-residence e per impressionare la commensale usereste una Ferrari (con una probabilità di successo molto più alta che con la polenta del supermercato nel microonde). Ma consolatevi: tanto piangerci su non serve a nulla. Se invece s’incazza e dice di sbrigarsi che ha fame, completate il servizio sbattendo nel piatto il resto della polenta con un badile, rovesciateci sopra tutta la salsa allo zafferano annegando il piatto, e per soprammercato versateci dentro anche un’intera lattina di coca cola (solo nel suo piatto, per il vostro limitatevi alla badilata di polenta e alla salsa: tanto chissenefrega della presentazione? Basta che se magna…). Tendetele il piatto in modo sbilenco, o meglio tirateglielo stile frisbee (se siete in casa sua, versate pure metà della salsa sul tappeto persiano) dicendo “tié, prendi, poi quando hai finito lava i piatti. E sbrighes che durante la partita non voglio casino!”.
  • Se la commensale NON è con voi mentre preparate. Urlate: “ahò, vièqquì, ‘nnamo, cheddevofattuttoìo?”, e leggete il punto precedente.

Il princisquatter

Tartare di gamberi rossi marinati all’arancia e zenzero

August 3rd, 2007

Un altra ricetta finger food veloce da fare e da mangiare in un sol boccone grazie al cucchiaio di ceramica che conduce direttamente in bocca questa tartare deliziosa. Il sapore pieno dei gamberi, che devono essere freschissimi, viene sfumato dall’orangette allo zenzero. Il ribes, oltre a donare una vivace nota di colore, rinfresca il palato. La porzione basta per 4 cucchiai.


gamberi rossi freschissimi 120 g
succo di arancia 3 cucchiai
olio extra vergine di oliva 2 cucchiai
zenzero fresco grattugiato 1 cucchiaino
ribes due rametti

Tagliate i gamberi a pezzettini e poneteli in una ciotola. Mescolate olio, succo e zenzero sbattendo leggermente con una forchetta. Condite il pesce e marinate per circa un’ora. Servite in cucchiai guarnendo con alcune bacche di ribes.

Red shrimp tartare in orange and ginger marinade

very fresh red shrimps 120 g
freshly squeezed orange juice 3 Tbs
olive oil 2 Tbs
freshly grated ginger 1 ts
red currant

Dice the red shrimps and set them aside in a bowl. Whisk oil, juice and ginger lightly together with a fork (thereafter called orangette). Marinate the shrimps with the orangette and set in fridge for 1 hour. Serve in chinese tablespoons and decorate with some redcurrant berries.