Faccio un po’ di blogsquatting. La padrona di casa è in varie faccende affacendata e quindi, di tanto in tanto, approva il fatto che cucini io. Ormai non cucino quasi più, mi autogiustifico col mantra “ma tanto se cucina lei si diverte…”. È inverno, c’è freddo, e mi dice: desidererei tanto una bella insalata caprese! Poi andiamo in Croazia, fa caldo, si fa il bagno, e desidererebbe un venditore ambulante di polenta uncia a ogni piè sospinto. Insomma è fine estate e quindi, per lei, tempo di polenta. Un piccolo cappello introduttivo: sono diverso da lei, non parto con i principi primi. Ardisco comprare cose già fatte. Quando le viene voglia di cucinare qualcosa, lei, invece, parte da Adamo ed Eva. Per la polenta si compra un bel terreno agricolo, una manciata di chicchi di mais, semina, spaventa i passeri, ara, e opplà, un paio di tonnellate di pannocchie: ne prende tre-quattro scegliendole attentamente, le sgrana, passa i chicchi al pestello (direte: poteva fare una scorciatoia e pestare direttamente i chicchi da semina — troppo facile e poco professionale), ne fa farina, aggiunge acqua, cuoce, e voilà la polenta. Salvo che ormai è arrivato l’inverno di 2 anni dopo e ha già voglia di carpaccio di pesce crudo e insalata di “pomodori, quelli buoni del contadino”. Io prendo le scorciatoie, il mio tempo è prezioso, lavoro guadagno pago pretendo, insomma ho trovato in un supermercatino sotto casa sei medaglioni di polenta da microonde. Stupore: a Parigi la polenta confezionata! Alla fine non era speciale ma nemmeno da buttar via. Poi i funghi. Ero partito con la megalomane idea dei porcini freschi, ma niente da fare. Avevo visto dei finferli il giorno prima: niente, finiti. Mi sono rassegnato agli champignon: quelli c’erano, forse perché hanno un nome francese? Mah. Li ho trifolati in padella con aglio e prezzemolo. Il prosciutto (jamon serrano) è spagnolo soltanto perché il crudo di Parma non c’era nel supermercatino sotto casa.

Ma ora arriva l’Ingrediente Maggggggico: la salsina allo zafferano! Riscaldate un mezzo bicchiere di latte a bagnomaria: non tanto, diciamo 60 gradi centigradi. Versate lo zafferano in polvere nel latte e assistete all’esplosione che avviene bidimensionalmente, sulla superficie (è bellissima!). Scioglietelo bene, poi aggiungere un po’ di yoghurt bello grasso (uso quello della Vrai), diciamo il doppio della quantità di latte, ma fate anche meno se volete che la salsina sia liquida o se volete mangiarvi lo yoghurt come dessert, e continuate a mescolare, togliendo il pentolino dal bagnomaria. A questo punto ci aggiungo un cucchiaino di malto di grano (ma va bene anche lo zucchero), un po’ di sale, diciamo due pizzichi, e una macinata di pepe. Mettete la polenta (riscaldata o in padella o al microonde), i funghi trifolati e il prosciutto nel piatto, posizionandoli in maniera sofisticata e artistica, e versateci su la cremina allo zafferano.
Consigli per il posizionamento sofisticato e artistico
- Se la commensale è con voi mentre preparate. Approfittatene per tirarvela: concentratevi molto mentre disponete a caso il cibo sul piatto, in modo che lei pensi che sia tutto studiato a tavolino e deciso a priori. Spostate volutamente una fogliolina di spinaci prima lì, poi là, poi ancora lì. Se lei apprezza, ripetete con un singolo funghetto che avrete lasciato crudo, farcite il discorso con molte interiezioni francesi (o perlomeno rollate le erre alla fRRRanscese), dissertate sull’opportunità di aggiungere una singola scaglia di tartufo bianco di Alba (che ovviamente non avete né del resto vi potete permettere) concludendo poi che, dato che stando alle ultime indiscrezioni dell’ambiente del Gambero Rosso l’aggiunta di tartufo verrebbe considerata una cafonata da nouveau riche, “no; è davvero meglio soprassedere”: in fondo voi (sogghigno compiaciuto, come a dire che voi nouveaux riches? tsè!) siete persone eleganti. D’altronde non state mentendo: dato che col cazzo che potete permettervi il tartufo di Alba, non siete certo ricchi: né nuovi né di lunga data. Sennò la cena ve la preparerebbe lo chef-in-residence e per impressionare la commensale usereste una Ferrari (con una probabilità di successo molto più alta che con la polenta del supermercato nel microonde). Ma consolatevi: tanto piangerci su non serve a nulla. Se invece s’incazza e dice di sbrigarsi che ha fame, completate il servizio sbattendo nel piatto il resto della polenta con un badile, rovesciateci sopra tutta la salsa allo zafferano annegando il piatto, e per soprammercato versateci dentro anche un’intera lattina di coca cola (solo nel suo piatto, per il vostro limitatevi alla badilata di polenta e alla salsa: tanto chissenefrega della presentazione? Basta che se magna…). Tendetele il piatto in modo sbilenco, o meglio tirateglielo stile frisbee (se siete in casa sua, versate pure metà della salsa sul tappeto persiano) dicendo “tié, prendi, poi quando hai finito lava i piatti. E sbrighes che durante la partita non voglio casino!”.
- Se la commensale NON è con voi mentre preparate. Urlate: “ahò, vièqquì, ‘nnamo, cheddevofattuttoìo?”, e leggete il punto precedente.

