
La prima volta che ho visto gli
onigiri ero a Parigi da
Juji-Ya, un piccolo negozio di alimentari con cucina annessa situato nel quartiere giapponese. Sul momento mi sono quasi commossa: mi hanno ricordato i pomeriggi della mia infanzia che dalle 16.00 alle 18.00 trascorrevo guardando cartoni animati giapponesi trasmessi nel programma contenitore
bim bum bam. Spesso i protagonisti di questi cartoni animati avevano delle scatolettine,
bento, piene di cibi coloratissimi, da cui estraevano dei triangolini di riso con quella che a me pareva un’impugnatura nera, l’alga nori. Poi gli onigiri al di là del trip emotivo sono davvero buoni: il riso è lo stesso del sushi, acidulato e dolce, molto piacevole, e il ripieno sia prugna umeboshi o pesce cotto, piuttosto gustoso.
Gli onigiri più buoni invece li ho mangiati a New York da
Oms/b, un ristorantino che serve solo
omu
su
be, che è l’altro nome di queste polpettine, e poco altro: zuppe di miso, alghe, pollo fritto e dei dolci molto buoni tra cui delle
madeleine al matcha. I loro onigiri sono davvero originali e colorati, avvolti in fogli di soia rosa o gialli e farciti con ripieni estrosi.

Onigiri cotti sull piastra in un ristorantino a St Mark place; onigiri dai colori vivaci da oms/b
Se passate da New York vi consiglio di andarci. Invece la formina per fare gli onigiri l’ho trovata in un grande negozio di alimentari giappoese a Nolita, dove tra l’altro ho mangiato dei mochi buonissimi, ma ho poi visto queste formine anche a Parigi e immagino ci siano anche a Milano, diversamente gli onigiri si possono fare a mano come mostrano Daniele e Yumie. Inutile dire che gli onigiri sono un finger food delizioso e originale.

Un maneki neko, il gatto potafortuna, dei mochi, dolci giapponesi a base di soya e kanten, l’interno dell’alimentari a Nolita, un vaso pieno di bacchette.
Onigiri
Per il riso:
riso a chicco piccolo 300 g
acqua 330 ml
aceto di riso o di mele 4 cucchiai
zucchero 2 cucchiai
sale mezzo cucchiaino
Mettete il riso in una ciotola (non di acciaio) e sciacquatelo con dell’acqua fredda, fatela colare via, poi schiacciate il riso con il palmo della mano in modo che i chicchi si strofinino tra loro. Ripetete questa operazione almeno tre volte, l’acqua deve rimanere limpida, poi fate sgocciolare il riso per un’ora. Dopodiché trasferite il riso in una pentola con l’acqua, copritela, e cuocete a fiamma alta per 4 minuti, poi abbassate il fuoco al minimo e cuocete per 12-15 minuti ancora. Alzate quindi la fiamma per 5 secondi, poi spegnete e lasciate riposare per 15 minuti senza togliere il coperchio in modo che cuocia ancora nel suo vapore. Il riso che viene scoperchiato durante la cottura viene definito morto, quindi cerchiamo di evitare cadaveri 
Nel frattempo mescolate in un pentolino posto sul fuoco l’aceto di riso con il sale e lo zucchero fino a quando questo ultimo si sarà sciolto. Trascorsi 20 minuti dal termine di cottura del riso trasferitelo in una ciotola e versatevi il condimento all’aceto e, utilizzando una spatola di legno, incorporatelo al riso compiendo dei movimenti come se doveste tagliarlo e facendo in modo che contemporaneamente si raffreddi raggiungendo la temperatura ambiente. L’ideale sarebbe che qualcuno vi aiutasse con un ventaglio.
Per gli onigiri
prugne umeboshi
salmone in scatola al naturale sgocciolato
tonno in scatola al naturale sgocciolato
semi di sesamo a piacere
un foglio di nori
Assemblare gli onigiri con la formina è stato un gioco: dopo averla unta lievemente l’ho riempita di riso per metà ho farcito con una prugna o con il salmone e ho coperto con il riso. Ho premuto con il coperchio e po ho sfilato delicatamente due perfetti onigiri. Quinid gli ho fatto aderire un pezzetto di nori che avevo ritagliato precedentemente. Se non avete la formina o volete in ogni caso cimentarvi a fare a mano seguite le istruzioni di Daniele e Yumie
Indirizzi utili:
JUJI-YA
46, rue Saint Anne
75002 Paris
Oms/b
156 east 45 street
New York
http://www.riceball-omsb.com/index.html