I ristoranti indiani a Parigi non mancano: si spazia dal fast food super economico e senza pretesa alcuna, al locale raffinato che ri-carica sui clienti le cifre ingenti spese tra l’architetto e l’import dei grandi
Ganesh in legno; passando per il ristorantino strategicamente posizionato, dichiaratamente per turisti. Poi c’è l’
eccezione.
La referenza era di quarta mano, e l’affidabilita` della stima del fratello del collega di un’amica mi lasciava perplessa. Entrando ho schioccato un sorriso ironico alla vista delle piastrelle azzurre da barbiere e di una sorta di tabernacolo votivo con il ritratto di un uomo baffuto, collocato nel posto in cui il barbiere, in genere, tiene una televisione. L’alta densità demografica riscontrabile nel locale mi avrebbe dovuto tuttavia suggerire qualcosa. Ci accomodano nei pressi della cucina, anche se viste le dimensioni più o meno tutti i tavoli sono nei pressi della cucina. Reticente comincio ordinando un’
orangina, mentre Leo incuriosito dai piatti che gli sfrecciano davanti opta per un misto di
badji: bignet alla farina di ceci con un ripieno di melanzane, gamberi, patate e cipolle.

Arrivano in un lampo accompagnati da salse varie: una raita di cetrioli, una a base di cocco e cardamomo, un chutney e una rossa e piccante. Fumanti, cicciotti, con un bel colore aranciato; mi tentano subito e sono deliziosi.

Mi ricredo della mia sensazione iniziale: proseguiamo con un ghee dosai: una sfoglia croccantissima arrotolata su se stessa, servita anche essa con le salse. Tra le carni mi colpisce la presenza del montone ma la scelta cade su un curry di agnello di media piccantezza cotto in un’alchimia di pomodoro, cipolla e spezie.
Il basmati è accompagnato da raita, una passatina di ceci e okra
saltata.

La carne è tenera e succosa, il riso meraviglioso profumo di sandalo; le porzioni? Abbondantissime.
Timidamente chiedo al sorridente gestore-cameriere, onnipresente in sala, se eventualmente posso portar via la mastodontica quantità che ho avanzato. Non si incrina minimamente e mi prepara docilmente la doggy bag mentre attendiamo il dolce. E qui mentirei se dicessi che era all’altezza delle altre portatate, il gelato al mango proprio non mi è piaciuto. Poco male: il resto era strepitoso e il rapporto qualità-prezzo decisamente onesto, si mangia con 15-20 euro alla carta ma ci sono anche dei menù a 9 (per cena,non per pranzo!) rammentando tra l’altro che le bevande costano meno che in qualsiasi altro locale parigino in cui io abbia mangiato fin’ora. Gongolo pensando alla scoperta del Ristorate Indiano e penso che la mia recensione lo renderà noto ai più e fantastico sul fatto che magari un giorno ci sarà l’effigie di Chiaraneve al posto dell’uomo baffuto. Uscendo alzo lo sguardo e noto, ordinatamente disposte in ordine cronologico, le targhette della celeberrima guide de routard dal 1995 fino ad arrivare all’anno corrente. Diciamo che sono solo arrivati prima di me.

Dishny
25, rue Cail
75010 Paris
metro: la Chapelle