Il Pranzo di Babette » Shanghai

Ultimo giorno a Shanghai

October 23rd, 2008

Vietare le bottiglie d’acqua nell’area di partenza degli aeroporti è un’assurdità, e non solo perché, suvvìa, quale terrorista confezionerà una bomba di mezzo litro di simil-Evian? Ci voleva un cinese per farmelo capire. All’entrata della stazione del MagLev c’è un controllo del bagaglio, bisogna passare le borse sotto una macchina ai raggi X. Di fianco alla macchina c’è una scatola piena di bottiglie di plastica vuote e pensavo, mi faranno gettare la mia bottiglia d’acqua, e solo per salire su un treno il cui percorso dura dieci minuti (#@!). Invece uno dei due preposti all’operazione mi fa segno di bere dalla bottiglia, per dimostrargli che non trasporto esplosivi liquidi, veleni o grappa eccessivamente scadente, mentre l’altro si mette sull’attenti e mi fa il saluto alla visiera. Capito? Basterebbe questo, chiedere alla gente che vuol portare l’acqua attraverso il controllo bagagli, semplicemente di prenderne un sorso (e non mi si venga a dire che si può confezionare un esplosivo fatto soltanto di liquidi innocui)! Ma ovviamente questo implicherebbe una minore vendita di costosissima acqua in bottiglia nei bar all’interno della zona protetta, che come si può facilmente immaginare, fanno affari d’oro.
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Shanghai: problemi di comunicazione

October 22nd, 2008

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Ho poi visto il lungofiume davanti a Pu Dong con la famosa skyline, chiamato Bund per gli occidentali e Wei Tan per i residenti, per cui se uno chiede “Bund?” a un Shanghaiese quello lo guarda senza sapere cosa rispondere, l’europeo fa il paragone di un ipotetico Parigino che non abbia mai sentito nominare la Tour Eiffel, e molto si arrovella sui percorsi neuronali cinesi; e a questo proposito, un piccolo inciso. Ci sono alcune domande standard che un essere razionale non può non porsi. Alcuni non-sequitur inspiegabili che denunciano un malessere logico profondo, o una voluta presa per il culo (ma c’è o ci fa?). Al ristorante, quando chiedono “quante birre?” (magari puntando il dito su una foto), quattro persone al tavolo su cinque, tutte occidentali, alzano il dito indice, come a dire, “io, io, io e io”; cioè quattro birre. È il sistema numerico unario (basato su una sola cifra), e si suppone che sia talmente universale che viene usato, mi pare, anche nelle sonde lanciate nello spazio profondo nella speranza che siano intercettate da un’astronave aliena. E la cameriera, stupita, ci fa capire che una birra sicuramente non basta per tutti. Perché, agli occhi di un cinese, quattro indici sono uguale a uno? Che speranza abbiamo di farci capire da un marziano se non ci capisce nemmeno una cameriera cinese?
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Shanghai: la cucina

October 21st, 2008
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Dopo qualche giorno che ci si trova tra la folla di Shanghai, sempre abbastanza densa, ci si accorge di una cosa strana: i cinesi non puzzano; cioè il loro sudore non si sente. A stare sempre in mezzo alla folla con una tale umidità e un tale caldo, ci dovrebbe essere una puzza insopportabile. E invece non si sente nulla, o quasi. Ogni tanto si trova qualcuno dall’aria chiaramente derelitta, qualche barbone cinese, completamente mimetizzato con l’asfalto sporco e terroso, pelle e vestiti (entrambi non lavati dai tempi delle guerre dell’oppio) dello stesso colore nerastro.
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Shanghai: la citta` vecchia

October 20th, 2008

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Benvenuti in un ‘altra settimana tematica, che questa volta rigurda la Cina. Doveroso premettere che io non ci sono stata. E allora perche` una chinese week? Innanzitutto perchè Leo quest’ estate ha trascorso una settimana a Shanghai e oltre ad aver scattato molte foto, mi ha narrato le sue impressioni, episodi buffi, e situazioni che mi hanno sorpreso e spesso mi hanno fatto ridere; molte di esse sono fluite in un lungo testo che leggerete in questi giorni. Il mio contributo invece è di altra natura, riguarda dei luoghi che riportano dei pezzetti di questo Paese declinati in contesti differenti.

Passeggiare nella città vecchia riporta alle scene iniziali di Indiana Jones II (Il Tempio Maledetto), dove Indiana e la sua truppa fugge per le vie di Shanghai anni ‘30: case basse, perlopiù due piani a soffitto molto basso, estremamente piccole ma in muratura e non di latta, piene zeppe di vita, di appartamenti, di magazzini, di cose, di gente, di bambini, di biciclette, di motorini, di negozi che vendono tutto, animali, quaglie, polli, piccioni, anguille, pesci, rane, rospi, tartarughe, frutta e verdura, parrucchieri, massaggiatori, sarti, commercianti di tè, meccanici, ciclisti, rigattieri e ristoratori (a decine, centinaia, migliaia, un’infinità di posti per mangiare). Pochi producono, tutti vendono, e non si capisce chi compra. Read the rest of this entry »