Il Pranzo di Babette » 2008 » March

Matcha cookies

March 30th, 2008


Coccolata dal sapore e dal profumo delle perle di gelsomino non poteva che venirmi voglia di cucinare qualcosa con il tè. La scelta è stata abbastanza classica, ho deciso infatti di sfornare dei verdissimi biscotti al matcha. Ho adattato una ricetta di biscotti americani, gli snickerdoodles profumati di cannella e scorza d’arancia, sostituendo questi aromi caldi con la polvere di tè verde. Questi biscottini fragranti si sono abbinati divinamente alle numerose infusioni di tè al gelsomino.

Matcha cookies
per 20-22 biscotti

farina 125 g
bicarbonato 1/4 di cucchiaino
sale alla vaniglia 1/4 di cucchiaino
matcha 1 cucchiaio
burro a temperatura ambiente 60 g
zucchero 80 g
uovo 1

Preriscaldate il forno a 190 gradi. Setacciate insieme farina, bicarbonato, sale, e matcha. Riducete in crema il burro e lo zucchero, Unite l’uovo e lavorate fino ad avere una crema soffice. Incorporate gli ingredienti setacciati e mescolate bene. Coprite il recipiente con della pellicola e conservatelo in frigorifero per 30 minuti. Foderate una piastra di carta da forno. Con un cucchiaino raccogliete un pochino di impasto e formate una pallina di 2,5 cm di diametro, quindi appiattitela sulla teglia , proseguite fino ad esaurimento della pasta, distanziando i biscotti di 5 cm. Infornate per 12 minuti. Fateli raffreddare su una gratella e a piacere spolverateli con un misto di zucchero a velo e matcha

Perle di gelsomino

March 29th, 2008

Una persona speciale mi ha fatto dono di queste perle di gelsomino, e volevo condividerne con voi almeno la bellezza, essendo impossibilitata a farvi godere del loro profumo ineguagliabile.


Jasmine Dragon Pearl

Per le Jasmine Dragon Pearl vengono utilizzate le gemme e le prime due foglie della pianta del tè che vengono arrotolate fino a formare delle perle che poi sono poste ripetutamente a contatto con i fiori di gelsomino.
Le Jasmine Phoenix Eyes Pearl invece sono realizzate solo con le gemme e sono piegate a forma di occhio, a mandorla, aggiungerei. In entrambi i casi i fiori vengono prelevati uno a uno a mano per non rendere amaro il liquore.
Il profumo di gelsomino è inteso e voluttuoso, e il liquore è spiccatamente dolce, soprattutto nel Jasmine Phoenix Eyes Pearl l’aroma floreale si compenetra nel sapore naturale del tè, mielato, senza sovrastarlo. Ma queste perle accarezzano anche un’altro senso: l’udito. Avvicinandomi ho sentito il suono delle foglie che si aprivano, come un crepitio che annunciava il bouquet che stava per sbocciare nella mia tazza.

Jasmine Phoenix Eyes Pearl

Questi tè li trovate da

Biblioteq
via dei Banchi vecchi 124
00186 Roma

http://www.biblioteq.it/

Quiche con asparagi e formaggio di capra

March 27th, 2008

Ed ecco il secondo finger food a base di asparagi di cui vi avevo anticipato in occasione degli scones. Con queste piccole quiche ho definitivamente adottato l’accostamento che abbina asparagi e formaggio di capra, davvero stuzzicante.
Queste quiche potete servirle durante un brunch come finger food, ma possono costituire anche un pasto veloce e gustoso accostate con un’ insalata .

Quiche con asparagi e formaggio di capra
per 6 piccole quiche

punte di asparagi 150 g
un rotolo di pasta sfoglia stesa (230 g)
crème fraiche 120 g
1 uovo + 1 tuorlo
formaggio di capra semistagionato a pezzettini 60 g
sale
pepe

Preriscaldate il forno a 180 gradi. Cuocete al vapore le punte di asparagi e fatele raffreddare. Ricavate dalla sfoglia 6 cerchi di pasta e posizionateli negli stampini da tartelletta foderati di carta da forno. Sbattete le uova e la crème fraiche, regolate di sale e pepe. Distribuite la crema negli stampi sopra la pasta, quindi ripartitevi uniformemente le punte di asparagi e il formaggio di capra. Infornate per 15-18 minuti, quindi fate raffreddare le quiche su una gratella.

Scones agli asparagi

March 25th, 2008

Quanti finger food si possono preparare con un mazzo di asparagi? Svariate unità di almeno due tipi diversi :)
Ieri mi sono fatta ispirare dagli asparagi per soddisfare la mia voglia di fare e mangiare finger food e sono venute fuori delle preparazioni sfiziose, che hanno riscosso un certo successo a casa. Oggi vi propongo questi scones salati, che ho servito tiepidi, farciti con della mortadella, un salume che abitualmente non consumo ma che si abbinava bene con questi piccoli panini. Per farli ho utilizzato la parte un po’ più coriacea degli asparagi, nei prossimi giorni vedrete che fine hanno fatto le punte tenere.

Scones agli asparagi
per 14-16 scones

asparagi 100 g
farina di grano duro 100 g
farina di grano tenero 250 g
lievito in polvere 1 cucchiaio e 1/2
fior di sale 1 cucchiaino
latte 150 ml
burro fuso 30 g

per farcirli: a piacere mortadella o prosciutto crudo

Preriscaldate il forno a 220 gradi. Cuocete al vapore gli asparagi, quindi tagliateli a fettine. Setacciate insieme i due tipi di farina, unite il lievito e il sale, poi il latte e il burro fuso e gli asparagi. Impastate per pochi minuti, quindi stendete la pasta a 2,5 cm di spessore. Tagliate dei cerchi con un bicchiere, poneteli su una teglia foderata di carta da forno e cuocete per 12 minuti. Tagliateli a metà e farciteli con della mortadella o un atro salume a vostro piacere. Serviteli ancora caldi.

Buona Pasqua

March 23rd, 2008


Ieri ho scattato queste foto in giardino con l’intenzione di usarle per farvi gli auguri di buona Pasqua, era un po’ freddo ma mai avrei immaginato che al mio risveglio questa mattina avrei visto dei fiocchi di neve posarsi sui narcisi e sulle primule. Insomma nevica. Sono fiocchi grossi e umidi che non rimarranno sul terreno ma il contrasto con i colori della primavera conferisce alla scena una dimensione onirica.
Buona Pasqua a tutti quelli che passano di qui.

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Equinozio di primavera

March 21st, 2008


fiori di rosmarino, violette e narcisi

Ho appena scoperto che nel 2008 l’equinozio di primavera cadeva ieri e non oggi come pensavo. Vi auguro lo stesso, anche se in ritardo e sul finire di giornata, un buon inizio di primavera :)

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Goiaba

March 21st, 2008


La goiaba, o guajava o goyava o guava, la associo indissolubilmente al viaggio a Rio De Janeiro. Ricordo che, atterrata da poche ore, ero stata con Leo in un localino che ad un primo sguardo, assonnato e jet-laggato, (terribile, lo so, ma dovrebbe rendere l’idea) mi era parso un incrocio tra un fruttivendolo e bar. Dietro al bancone erano ammonticchiati armoniosamente decine di frutti di tipi diversi che non avevo mai visto e che venivano frullati al momento per fare dei succhi vitaminici da accompagnare con un cestino di pao de quejo, dei bignet di formaggio che costituiscono lo snack locale. Sorvolando sull’accostamento, e sul fatto che, essendo il 10 luglio 2006, il giorno dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio eravamo stati coinvolti dai clienti abituali in una discussione in cui si sanciva che in effetti il Brasile restava la nazione con il maggior numero di mondiali vinti*, il succo era buonissimo. Avevo scelto il frutto unicamente per il colore rosa intenso della polpa, poi il sapore acidulo, con un qualcosa che mi ricordava vagamente il mango, mi aveva conquistato. In seguito ho sorseggiato molto spesso il succo di goiaba, acquistato per pochi real in questi onnipresenti bar à jus, e oltre al sapore, che acquisendo amavo sempre più ne adoravo letteralmente il colore. Così quando ieri mi accingevo ad aprire i frutti di goiaba acquistati qualche giorno prima pregustavo con gioia l’ irruzione di colore sul tagliere. Ho recuperato un pezzo di cartoncino rosa, pensando che era proprio la stessa nuance della goiaba, che fortuna sfacciata. Poi ho tagliato il primo frutto, e gulp, la goiaba era bianchiccia, piuttosto anemica. Ma era un po’ acerbo quel frutto, allora ho scelto il più maturo. E un altro acerbo. E poi l’unico non ammaccato. Potete intuire il seguito. Informandomi ho scoperto che oltre alla meravigliosa pink lady goiaba e all’anemica immortalata nella foto esiste anche una versione polpa giallina. Inutile aggiungere che anche il sapore ci perde tremendamente.

*quel giorno tutti i giornali titolavano a caratteri cubitali qualcosa come “Brasile penta, Italia tetra” ovvero “Brasile 5 e Italia 4″ se questo non è essere fissati…)

Insalata di gamberi e mango verde

March 18th, 2008

Quest’insalata di gamberi e mango verde è nata per caso, ma sono certa che allieterà diversi pasti quando il clima sarà pià caldo. Risulta infatti freschissima e saporita.
Ho fatto un giretto nel quartiere indiano e così mi sono trovata un po’ di ingredienti esotici a disposizione: la goyava, le deliziose mini-melanzane, dei mini-peperoni e manghi verdi. E proprio dai manghi verdi ho cominciato. Con la loro polpa soda e il gusto acidulo sarebbero l’ideale per fare il chutney o un pickle, ma al ricordo della lunga preparazione mi sono un po’ scoraggiata. Inoltre avevo voglia di qualcosa di fresco. Allora ho ripescato l’idea della nage e ho scottato dei gamberi, che sprigionano un sapore incredibile con questo metodo cottura, e li ho mescolati con il mango verde tagliato a fettine sottili. Il coriandolo non sarebbe stato la mia prima scelta ma avevo solo quello in casa, vorrei riprovare con la menta, che richiama l’eco balsamico del pepe di Sichuan presente nella nage.

Insalata di gamberi e mango verde
per 2 persone

Gamberi grigi 8
mango verde 1
olio di oliva 1 cucchiaio
aceto di riso 1 cucchiaino
salsa di soya 1 cucchiaino
coriandolo fresco una manciata

Per la nage
1 limone
pepe nero un cucchiaino
pepe di Sichuan* un cucchiaino
aceto di mele 1 dl
sel de Guèrande una manciata

Sbucciate il mango e tagliatelo sottile con il pelapatate oppure grattugiatelo con una grattugia a fori larghi. Ponetelo in un’insalatiera e conservate in frigorifero.
Preparate la nage: ponete 1,5 l di acqua in una pentola e unite tutti gli aromi indicati, il limone deve essere spremuto direttamente nella pentola e quindi aggiunto. Portate a ebollizione e fate sobbollire per 10 minuti. Sgusciate i gamberi lasciando attaccate le code e le teste. Cuocete i gamberi per 45 secondi nella nage, quindi prelevateli delicatamente con una schiumarola e lasciateli scolare. Separate le teste dai corpi sopra ad una ciotolina per non perdere i succhi, sgusciateli e schiacciate le teste con una forchetta per estrarli completamente.
Emulsionate i succhi del gamberi con l’ olio, l’aceto di riso, e la salsa di soya. Mescolate i gamberi e il mango e conditeli con il dressing. Fate riposare l’insalata un paio di ore in frigorifero per far amalgamare i sapori. Rifinite con il coriandolo tagliuzzato prima di servire.


in ordine sparso:mini-melanzane verdi e viola,
manghi verdi, goyava, peperoni africani

J’adore Chez Miki

March 18th, 2008


La mia passione per questo ristorantino giapponese è nota, quindi non dovrebbe stupirvi il fatto che io gli dedichi un altro post. Amo Chez Miki innanzitutto per l’atmosfera che mi appare quasi casalinga con il fatto che la piccola cucina è a vista e permette di osservare le due cuoche all’opera. La cameriera ha modi gentili e delle fossette ridenti le illuminano il sorriso. Gli scambi verbali con lei e le chef spesso sembrano scene tagliate da Lost in traslation, sia per un fatto linguistico che per la gestualità che tradisce la provenienza da culture molto diverse.
Ci vado piuttosto spesso, ma l’altra sera ho portato la macchina fotografica e ho fatto qualche foto, anche perchè le gentili ospiti non sono disturbate dalla mia attitudine alla fotografia, anzi in generale l’apprezzano ;)
Leo ed io eravamo gli unici occidentali presenti e una volta di più mi sono stupita di quanto siano rumorosi i giapponesi, almeno nell’atto del convivio.


L’alga hijiki saltata con i funghi, il carpaccio di salmone con un dressing di senape e capperi,
il sashimi di sogliola e quello di calamaro e uova di riccio


ancora il sashimi di sogliola, un cena terminata,
i panini della casa, un pancake giapponese con crema di adzuki

Info
Aperto tutti giorni tranne lunedì e domenica a pranzo
Alla carta circa 30 euro, a pranzo formula a 15 euro (riso, zuppa, due entree, un piatto e un dessert)
Prenotazione fortemente consigliata

Chez Miki
5 rue de Louvois 75002 Paris
Tel. 0142960488
M: Opera

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Tè bianco freddo

March 16th, 2008


Quella che vi propongo oggi non è nemmeno una ricetta, piuttosto un accorgimento, un modo nuovo per gustare una bevanda, per me irrinunciabile, come il tè. Restando in tema londinese, durante l’ultima visita da Tea Smith, ero stata accolta con un un bicchierino contente quella che, ad una prima occhiata, pareva acqua. Al primo assaggio, che aveva rivelato un sapore zuccherino, fruttato e rinfrescante avevo capito che non poteva essere solo acqua, e che verosimilmente una puntina di zucchero ci doveva essere. In realtà si trattava di un’infusione a freddo di snow jewel, un tè bianco di raro pregio, assolutamente priva di alcun dolcificante. Lo spettro di sapori che rivela anche con l’infusione a freddo è incredibile. Se non avete a disposizione proprio lo snow jewel, scegliete un altro tè bianco pregiato come lo Yin zhen. Prossimamente mi riprometto di provare anche con il Pai mu tan.

Tè bianco freddo
Tè bianco (snow jewel o Yin zhen) 1 cucchiaio
acqua povera di sali 1,2-1,5 l

Versate le foglie di tè bianco in una brocca dotata di un tappo ermetico o direttamente nella bottiglia dell’acqua. Nel caso della brocca aggiungete poi l’acqua. Ponetela in frigorifero almeno per 12-14 ore,e comunque fino a 48. Filtrate man mano che lo bevete, non rilascia sapore amaro. Consiglio di berlo da solo, senza accompagnarlo con del cibo, per apprezzarne pienamente il sapore.