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Mousse di pollo

December 28th, 2007

Nella mia ricerca di antipasti e finger food di vario tipo per il menù di Natale mi sono imbattuta in questa mousse di pollo. Premettendo che adoro tutto ciò che è cremoso, si mangi con un cucchiaio o si spalmi sul pane, sia esso dolce o salato, ho realizzato con stupore di non averne mai assaggiata una. O meglio, non consapevolmente. Magari in quegli aperitivi trash milanesi me l’avranno anche rifilata, ma diventa difficile in certi contesti apprezzare, ammesso che ce ne siano, sfumature di sapori.
Venendo alla mousse di pollo in questione, mi ha colpito per la sua leggerezza innanzitutto: come grado di godimento si avvicina più all’ hummus che non smetterei mai di mangiare piuttosto che a una mousse di prosciutto crudo, che si gusta a piccole dosi. Sentitevi liberi di scegliere le erbe aromatiche che preferite per profumare la vostra mousse: nel mio caso erba cipollina dal sapore stuzzicante e aneto, diventato irrinunciabile per me da un paio di mesi a questa parte per la sua soffice fragranza.

Mousse di pollo

petti di pollo 500 g
sedano un cuore
finocchio piccolo 1/2
erba cipollina
aneto
senape 1 cucchiaio abbondante
maionese 80 g
creme fraiche 80 g

Lessate i petti di pollo fino a quando sono cotti, occorreranno 15-35 minuti, dipende da come sono tagliati. Tagliateli a pezzi e fateli raffreddare leggermente, tenendo da parte l’acqua di cottura. Metteteli nel bicchiere del frullatore con un mestolo di brodo e frullate fino ad ottenere una crema liscia. Se necessario unite altro brodo. Fate raffreddare la crema completamente e unite le erbe tritate finemente, le verdure tritate grossolanamente, la maionese, la senape e la creme fraiche. Regolate di sale e di pepe. Tenete in frigorifero fino al momento di servire.


Mousse di pollo
guest star: il galletto del presepe

;)

Il presepe

December 24th, 2007

Quest’anno per farvi gli auguri vi porto in casa di mia nonna. Qui da che ho memoria mia madre e mia nonna si occupano di allestire il presepe. Mia madre posiziona dei vecchi ceppi di legna custoditi da anni per questo scopo per creare una struttura che viene poi dotata di piccole luci e in seguito pazientemente ricoperta di muschio. Nel frattempo le casette e le statuine vengono svolte dall’imbalaggio costituito di carta da giornale e posizionate sul tavolo in attesa di prendere posto nel presepe. Ricordo l’attesa e l’eccitazione che ne conseguiva provate da bambina: liberare le statuine dal loro involto, ritrovando ogni anno il pescatore, l’ometto che si scalda le mani vicino al fuoco, la donna che sfama le galline, le pecore e soprattutto la guardia del castello di re Erode. Chissà perchè sia io che mio fratello bramavamo tanto posizionare quel soldatino vicino al castello, meglio tacere dei litigi e lacrime di delusione “perchè quest’anno tocca a lui”. Con gli anni si sono aggiunti dei dettagli come la fontanella dotata di un motorino elettrico che fa zampillare l’acqua, rendendo ai miei occhi il presepe sempre più bello. La casetta azzurra in alto a destra è la mia preferita, credo risalga agli anni ‘60. Immaginate di essere nel salone, mia nonna infila la spina nella presa per permettervi di apprezzare il presepe illuminato. Domattina aggiungerà la statuetta di Gesù bambino e tra una decina di giorni quelle dei Re Magi e allora il presepe sarà completo.
Vi auguro di trascorrere un Natale felice e sereno con le persone a cui volete bene.


Uno scorcio del presepe


Da sinistra in senso orario:il pollaio, pane e vino sul tavolo,
il pescatore vicino allo specchio d’acqua,
la fontanella e una pecora che ci si abbevera

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Onigiri

December 20th, 2007


La prima volta che ho visto gli onigiri ero a Parigi da Juji-Ya, un piccolo negozio di alimentari con cucina annessa situato nel quartiere giapponese. Sul momento mi sono quasi commossa: mi hanno ricordato i pomeriggi della mia infanzia che dalle 16.00 alle 18.00 trascorrevo guardando cartoni animati giapponesi trasmessi nel programma contenitore bim bum bam. Spesso i protagonisti di questi cartoni animati avevano delle scatolettine, bento, piene di cibi coloratissimi, da cui estraevano dei triangolini di riso con quella che a me pareva un’impugnatura nera, l’alga nori. Poi gli onigiri al di là del trip emotivo sono davvero buoni: il riso è lo stesso del sushi, acidulato e dolce, molto piacevole, e il ripieno sia prugna umeboshi o pesce cotto, piuttosto gustoso.
Gli onigiri più buoni invece li ho mangiati a New York da Oms/b, un ristorantino che serve solo omusube, che è l’altro nome di queste polpettine, e poco altro: zuppe di miso, alghe, pollo fritto e dei dolci molto buoni tra cui delle madeleine al matcha. I loro onigiri sono davvero originali e colorati, avvolti in fogli di soia rosa o gialli e farciti con ripieni estrosi.


Onigiri cotti sull piastra in un ristorantino a St Mark place; onigiri dai colori vivaci da oms/b

Se passate da New York vi consiglio di andarci. Invece la formina per fare gli onigiri l’ho trovata in un grande negozio di alimentari giappoese a Nolita, dove tra l’altro ho mangiato dei mochi buonissimi, ma ho poi visto queste formine anche a Parigi e immagino ci siano anche a Milano, diversamente gli onigiri si possono fare a mano come mostrano Daniele e Yumie. Inutile dire che gli onigiri sono un finger food delizioso e originale.


Un maneki neko, il gatto potafortuna, dei mochi, dolci giapponesi a base di soya e kanten, l’interno dell’alimentari a Nolita, un vaso pieno di bacchette.

Onigiri

Per il riso:
riso a chicco piccolo 300 g
acqua 330 ml
aceto di riso o di mele 4 cucchiai
zucchero 2 cucchiai
sale mezzo cucchiaino

Mettete il riso in una ciotola (non di acciaio) e sciacquatelo con dell’acqua fredda, fatela colare via, poi schiacciate il riso con il palmo della mano in modo che i chicchi si strofinino tra loro. Ripetete questa operazione almeno tre volte, l’acqua deve rimanere limpida, poi fate sgocciolare il riso per un’ora. Dopodiché trasferite il riso in una pentola con l’acqua, copritela, e cuocete a fiamma alta per 4 minuti, poi abbassate il fuoco al minimo e cuocete per 12-15 minuti ancora. Alzate quindi la fiamma per 5 secondi, poi spegnete e lasciate riposare per 15 minuti senza togliere il coperchio in modo che cuocia ancora nel suo vapore. Il riso che viene scoperchiato durante la cottura viene definito morto, quindi cerchiamo di evitare cadaveri ;)
Nel frattempo mescolate in un pentolino posto sul fuoco l’aceto di riso con il sale e lo zucchero fino a quando questo ultimo si sarà sciolto. Trascorsi 20 minuti dal termine di cottura del riso trasferitelo in una ciotola e versatevi il condimento all’aceto e, utilizzando una spatola di legno, incorporatelo al riso compiendo dei movimenti come se doveste tagliarlo e facendo in modo che contemporaneamente si raffreddi raggiungendo la temperatura ambiente. L’ideale sarebbe che qualcuno vi aiutasse con un ventaglio.

Per gli onigiri

prugne umeboshi
salmone in scatola al naturale sgocciolato
tonno in scatola al naturale sgocciolato
semi di sesamo a piacere
un foglio di nori

Assemblare gli onigiri con la formina è stato un gioco: dopo averla unta lievemente l’ho riempita di riso per metà ho farcito con una prugna o con il salmone e ho coperto con il riso. Ho premuto con il coperchio e po ho sfilato delicatamente due perfetti onigiri. Quinid gli ho fatto aderire un pezzetto di nori che avevo ritagliato precedentemente. Se non avete la formina o volete in ogni caso cimentarvi a fare a mano seguite le istruzioni di Daniele e Yumie

Indirizzi utili:
JUJI-YA
46, rue Saint Anne
75002 Paris

Oms/b
156 east 45 street
New York
http://www.riceball-omsb.com/index.html

Matcha pancake e yogurt alla vaniglia a colazione

December 17th, 2007

Questi deliziosi e verdissimi pancake al matcha li considero una prova, capitasse mai che Billie Joe venisse a fare colazione da me. Dubito che succederà nel breve periodo, ma adesso che ho una ricetta ad hoc mi sento più tranquilla ;)
Qualche precisazione sulla ricetta: io volevo proprio una colazione degna di un Green Day e quindi ho abbondato con il matcha, 4 cucchiaini, ma potete dimezzare le dosi per una tinta pastello e un sapore meno amaragnolo. Per quanto riguarda lo zucchero vale lo stesso principio, dosatelo a piacere per bilanciare il sapore del matcha, ricordando che se non esagerate potrete riservarvi di accostare i pancake con un uovo in camicia per un’energetica colazione salata. In quel caso non dimenticate una spolveratina di sale al matcha sul tuorlo. Nel caso di una colazione guidata da una preferenza per il dolce invece trovo che lo yogurt greco vestito a festa con i semi neri e odorosi della vaniglia, la spezia dolce per eccellenza, sia un partner perfetto per questi pancake.

Matcha pancake punk-cake (grazie Grazia!!)

per una dozzina circa

latticello* 7 cucchiai
latte 7 cucchiai
uovo 1
zucchero 2-4 cucchiai
burro fuso 15 g
farina 90 g
matcha 2-4 cucchiaini
lievito 1 cucchiaino e 1/2
sale un pizzico
burro per la cottura

Mescolate il latte, il latticello, il tuorlo, lo zucchero secondo i vostri gusti e il burro fuso e sbattete lievemente. Setacciate insieme farina, lievito e matcha. Uniteli agli altri ingredienti e fate riposare per 10 minuti. Montate a neve l’albume e unitelo delicatamente al composto. Sciogliete poco burro in una padella e cuocete i pancake 2-3 alla volta da entrambi i lati. Teneteli in caldo man mano che li fate.

*Il latticello si fa molto semplicemente sbattendo con le fruste elettriche la panna fresca fino a quando da montata si separa;ovvero da una parte rimane il burro, dall’altra appunto il latticello. Sbattendo 200 ml di panna si ottine un quantitativo sufficiente di latticello.

Yogurt alla vaniglia

yogurt greco 300 g
vaniglia una stecca
miele di acacia 3 cucchiai

Incidete la stecca di vaniglia con un coltello affilato e prelevate i semi che unirete allo yogurt precedentemente mescolato con il miele. Conservatelo in frigorifero coperto da pellicola fino al momento di servire.

Matcha pancake

buttermilk 7 tbs
milk 7 tbs
egg 1
sugar 2- 4 tbs
melted butter 15 g
flour 90 g
matcha 2-4 ts
baking powder 1 ½ ts
salt
butter for cooking

Mix milk, buttermilk, egg yolk, sugar and melted butter and whisk lightly. Sift the flour, baking powder and salt together and whisk them into the liquid. Set aside the batter to rest for 10 minutes. Whisk the egg white until stiff. Fold it in the batter. Melt a small piece of butter in a pan and add 2 tbs of batter to make two medium size pancake. Cook for 2 minutes than turn and cook the other side for 1- 2 minutes. Keep the pancakes warm while you cook the remaining batter.

Rosolli: l’insalata finlandese

December 14th, 2007

rosolli

Che brutto nome Rosolli, non ho potuto fare a meno di pensarlo mentre leggevo la ricetta di questa insalata che pare sia tipico gustare la Vigilia di Natale in Finlandia. Ultimamente infatti oltre a sperimentare ricette per Natale sto anche cercando di avvicinarmi un pochino alla cultura finlandese: Helsinki incombe. Per non pensare a quanto freddo farà preferisco concentrarmi sulla cucina e devo dire che questa insalata è stata un delizioso approccio.
La mela la rende fresca, la barbabietola le conferisce una piacevole sfumatura rosea e la salsa la rende irresistibilmente golosa. Ammetto di aver omesso qualche ingrediente: la cipolla cruda a fettine e l’uovo sodo a pezzetti che temo l’appesantirebbero soprattutto in previsione di accompagnare questa insalata con una dozzina di altri antipasti, oltre al resto. Questa ricetta si unisce alle altre 160 (!), ultimo aggiornamento, che Francesca sta raccogliendo.

Rosolli
per 4 persone

patate 2
carote 3
barbabietola cotta 1
mela granny smith 1

Per il dressing

aneto 10 g
crème fraiche 6 cucchiai
aceto di mele 3 cucchiai
zucchero 3 cucchiai

Lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti le patate e le carote. Cuocetele separatamante in acqua bollente salata, le carote devono essere al dente. Tagliate a pezzetti la barbabietola. Fate raffreddare complatemente carote e patate.
Preparate il dressing: lavate e asciugate l’aneto, tritatelo finemente. In una ciotolina emulsionate con una forchetta zucchero e aceto, unite la creme fraiche e l’aneto.
Poco prima di servire sbucciate e tagliate la mela a pezzetti, mescolatela con patate, carote e barbietola. Servite con il dressing a parte. Se invece avete approntato delle ciotoline monoporzione guarnite con una cucchiata di salsa e un ciuffo di aneto.

Blinis

December 11th, 2007

blinis

I blinis sono una grande classico per il pranzo di Natale nella mia famiglia. Si tratta di semplici frittelline lievitate molto versatili e gustose che in genere si accompagnano con salmone affumicato, panna acida o uova di trota essendo il caviale un po’ troppo costoso, almeno per noi ;)
Ho varie ricette per fare i blinis e questa la scelgo quando devo farne per 6-8 persone perchè in effetti mi da il quantitativo sufficiente senza dover raddoppiare l’impasto. Poi devo dire che mi piace proprio cuocere i blinis, soprattutto se sono un pochino stressata. Scaldo un pochino di burro nella padella calda e metto cucchiaiate di impasto. Osservo i blinis mentre cuociono poi al momento giusto con una spatola li giro e li vedo gonfiarsi istantaneamente. Mentre si conclude la cottura di blinis in qualche modo la mia mente si svuota, assorbita da questo processo. E poi l’operazione si ripete continuamente fino a quando ho terminato l’impasto e per allora in genere ho la testa abbastanza sgombra di pensieri.
Anche questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette natalizie di Francesca.

Blinis

yogurt intero 150 g
latte 150 ml
lievito di birra 14 g
zucchero un cucchiaino
farina bianca 300 g
farina di grano saraceno 100 g
uova 3
burro 100 g
panna 1,5 dl
burro per la padella
sale

Setacciate insieme le due farine. Fate intiepidire parte del latte e fate sciogliere il lievito. Unite i tuorli alla farina, poi tutto il latte a filo, lo zucchero, lo yogurt e il burro sciolto. Mescolate bene e fate riposare coperto con della pellicola per un paio di ore. In seguito unite gli albumi e la panna montati separatamente e un pizzico di sale. Ungete con pochissimo burro una padella e cuocete l’impasto depositandolo a cucchiaiate ben distanziate. Cuoceteli su entrambi i lati.
I blinis si possono surgelare separati da pezzi di carta da forno e una volta scongelati scaldati nel forno a 50 gradi o nel forno a microonde per pochi secondi.
Si servono con burro, anche aromatizzato, salmone affumicato, caviale e per un’alternativa decisamente piu`economica uova di trota. Oppure con hummus e dip di verdure.
Vi lascio una crema veloce e di sicuro successo:

Crema di salmone
salmone 200 g
aneto 15 g
ricotta 250 g
philadelphia 160 g
panna 200 ml
sale
pepe verde

Tritate grossolanamente il salmone e a parte l’aneto molto finemente. Mescolate i formaggi e aggiungete la panna finoa d avere un composto cremoso ma non troppo denso. Unite l’aneto e il salmone e regolate di sale e pepe, trovo che il verde ci stia molto bene. Tenete in fresco fino al momento si servire.

Cake di mandorle all’arancia

December 8th, 2007

Quando ho letto la ricetta di questo cake di mandorle all’arancia privo di burro, olio e farina mi sono subito incuriosita. E dato che sono in fase di sperimentazione di ricette da proporre nei giorni di Natale ho pensato che un dolce tutto sommato leggero e dall’accento agrumato sarebbe stato ideale per quelle merende ispirate esclusivamente dalla golosità perchè la fame è stata già saziata da un pasto spesso fin troppo abbondante. Poi devo ammettere che in fase di realizzazione ho avuto il timore che il dolce risultasse asciutto e così ho aggiunto una vasetto di yogurt. La cottura mi ha fatto un pochino penare: ad un certo punto ho dovuto coprire il cake che si coloriva sopra senza essere cotto a puntino all’interno ma il risultato mi ha entusiasmato. Il cake è risultato umido al punto giusto e profumatissimo di arance e mandorle, come nessun altro cake a base di questi ingredienti che avessi assaggiato. Insomma direi che questa ricetta si unisce di diritto alla nutrita collezione di ricette natalizie che Francesca, promotrice di questa bella iniziativa, si sta occupando di raccogliere.

Cake di mandorle all’arancia

6 uova
200 g farina di mandorle
125 g yogurt intero
3 arance biologiche
zucchero 180 g + 80 g per lo sciroppo

Preriscaldate il forno a 170 gradi. Imburrate e infarinate una stampo da cake. Montate i tuorli con lo zucchero. Unite la farina di mandorle, la buccia grattugiata delle arance e lo yogurt. Montate a neve ferma gli albumi e incorporateli al composto. Riempite lo stampo con l’impasto e cuocete per un’ora. Se dopo 40 minuti si è già colorito coprite con un foglio di alluminio e proseguite la cottura abbassando la temperatura a 160 gradi.
Spremete 2 arance e filtratene il succo, mescolatelo con 80 g di zucchero. Fatelo bollire 5 minuti per ottenere uno sciroppo.
Quando il cake è freddo spennellatelo con lo sciroppo.

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Zucca saltata con panch poran

December 4th, 2007


Ho contrabbandato una mezza zucca. A Parigi intendo. Il mio coltivatore di zucche di fiducia me ne ha spacciata una poche ore prima della partenza e se sulle prime l’idea di aggiungere peso al mio bagaglio già imponente non mi allettava per niente, ho rapidamente cambiato idea dopo averne assaggiato un pezzo cotto semplicemente al vapore. Zuccherina e soda come era questa zucca mi ha subito conquistata. Così me la sono messa nello zaino preparandomi al peggio, tipo che me l’avrebbero simpaticamente sequestrata al control-check adducendo le solite motivazioni plausibili(?). Del resto se pensano che mi posso costruire una bomba con una bottiglietta d’acqua come minimo con la zucca potrei fabbricarmi un’arma di distruzione di massa. Invece è andato tutto bene, e una volta passata la dogana, quando sono a arrivata a Parigi ho ufficialmente iniziato a fantasticare su cosa ci avrei fatto. Prima di tutto una vellutata con la lemongrass, migliorabile devo dire, e poi questo piatto indiano che puntavo da un po’. La ricetta prevede semplicemente di saltare la zucca con il panch poran che è una miscela di cinque spezie, sale, zucchero e peperoncino che ne arricchiscono il sapore che risulta
piacevolemente in equilibrio. A me è piaciuta molto ma purtroppo con questa preparazione la zucca è finita. Per fare la marmellata di Tuki che pure mi ispirava assai dovrò aspettare la prossima zucca :)
La ricetta un po’ più dettagliata della zucca saltata con panch poran la trovate invece sul blog di cucina indiana.