Le Fooding

In questi giorni sto leggendo su varie fonti i resoconti dell’evento Le Fooding che si e` tenuto a Milano la settimana scorsa intitolato “Lo spaghetto gigante”. Ne ha scritto Dissapore, Gastronomia mediterranea e The chef is on the table. A parte quest’ultima fonte che lascia trasparire un’esperienza positiva il tono delle altre due e` piuttosto sconfortato e critico e la delusione ampiamente motivata. Se statisticamente queste recensioni rappresentano le opinioni dei partecipanti cio` significa che ad una persona su tre circa l’evento non e` piaciuto. Dato che anche riguardo l’evento dell’anno scorso a Milano mi erano parvenuti pareri incerti e negativi comincio a pensare che qualcosa vada storto nella realizzazione degli eventi de Le Fooding a Milano.

In ogni caso non ho deciso di scrivere questo post per fare polemica bensi` per raccontare cosa significa Le Fooding per me.

Circa tre anni fa ho scoperto per caso questa guida di ristoranti ideata dal giornalista e critico gastronomico Alexandre Cammas che ha avuto l’idea di incorporare alla parola food il termine feeling originando il felice neologismo Fooding che battezza il movimento da lui fondato. Il fine di questo movimento e` quello di disfarsi di certe convenzioni tradizionali e di dare agli chef la possibilita` di esprimersi in maniera piu` autonoma, creativa e innovativa.
Nel concreto Le Fooding e` un sito con delle rubriche interessanti che ruotano intorno alla gastronomia: una attraverso video volutamente casalinghi mostra i vari chef all’opera nella realizzazione di un piatto; un’altra segnala i coup de coeur di alcune personalita` e poi naturalmente ci sono le critiche ai ristoranti. Affiancate dalla ricevuta presentata all’avventore/critico i testi sono piuttosto sintetici ma offrono una miniera di informazioni sull’atmosfera, i piatti, i vini, la location, e i prezzi. Le critiche sono sempre on line e disponibili, anche come applicazione Iphone. Poi nel mese di dicembre la guida che raccoglie tutte le recensioni e qualche extra tra cui poche fotografie e varie illustrazioni esce in edicola in taglia da catalogo Ikea stilando i vincitori delle varie sezioni come se fossero degli Oscar. L’annuncio dei palmarès tra cui il Fooding du meilleur cuisinier o il Fooding du meilleur bistrot e ancora il Fooding du meilleur petit luxe avviene durante un evento esclusivo e in contemporanea on line.

E veniamo quindi agli eventi. Le Fooding si esprime infatti anche attraverso eventi tematici i cui biglietti sono messi in vendita on line a tranche giornaliere e che vengono esauriti nel giro di pochissimi minuti. Inizialmente solo a Parigi, poi a New York, e piu` recentemente a Milano e di tanto in tanto in altre localita` come Biarritz Le Fooding coinvolge un gruppo di chef che in una data location propone dei piatti che auspicabilmente sono in linea con il tema corrente. Io ho avuto la possibilita` di recarmi soltanto ad uno e ne conservo un ricordo meraviglioso.

Il fil rouge della serata tenutasi in una piscina abbandonata nel XVI arrondissement era la scorrettezza e gli chef presenti avevano servito dei piatti a base di ingredienti cosiddetti controversi. Ricordo tra gli altri l’incredibile carpaccio di cavallo dello chef sardo Tonino Simbula di Sardegna a Tavola e la terrina di salmone e fegato di rana pescatrice del simpatico ed estroverso Antoine Heerah dello Chamarré Montmartre. Era seguito un piatto di formaggi definiti puzzolenti (per quanto…) dell’inimitabile maison Quatrehomme e un dolce poco significativo e un po’ fuori contesto di uno chef di cui non ricordo il nome. Bevande fornite da alcuni degli sponsor: acqua San Pellegrino e champagne Veuve Clicquot in bei calici di vetro.


Ricordo di aver parlato con varie persone, di essermi divertita e di aver mangiato piuttosto bene. Il biglietto me lo ero accaparrato con fatica sul sito dopo 3 giorni di tentativi falliti e la cifra di 15 euro era stata versata completamente in dono ad ActionAid essendo i grandi sponsor a finanziare l’evento.
Le Fooding mi fa sentire parte di un movimento contemporaneo in continua evoluzione da cui emergono idee creative anche se talvolta realizzate in maniera imperfetta, dinamismo, un senso di divertimento, leggerezza da un lato ma anche ma anche affidabilita` e onesta` dall’altro. In relativamente poco tempo mi ha fidelizzato completamente, anche se qualche volta non ho concordato con il giudizio espresso sul ristorante in questione. Per una persona come me (under 30, golosa, appassionata di cucina ma non solo) la guida de Le Fooding rappresenta la guida di ristoranti perfetta: una selezione di ristoranti di tutti i tipi, economicamente e stilisticamente parlando, testi agili e spesso ironici, e un formato declinato su carta e web, sempre a disposizione.

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10 commenti a “Le Fooding

  1. Lydia penso che il prossimo sia a dicembre anche se non so se ci sono date pubbliche al momento. Aspetto di leggere un’altra tua recensione in merito.

  2. Ciao carissima, qui penso che giochi anche la differenza tra il pubblico francese e quello italiano, dove la risposta gastronomico culturale è ampiamente diversa. Lo sottolineo non per la differenza nella ricezione dell’evento, perché quello penso sia dipeso da tantissimi fattori, compreso il fatto che il cibo servito giovedì non fosse entusiasmante a differenza di quello dio sabato: penso che nella formulazione di un evento il target sia importantissimo, e che i mezzi con cui costruire l’evento si affinino in base a quanto si investe, a quanto si osi, e anche a seconda di quanto quel tipo di eventi siano vicini o meno al modo di vivere e di divertirsi di una città. Ecco, io penso che Milano e Parigi siano profondamente diverse, e che se anche qui a Milano un evento come quello che descrivi sarebbe stato ben accolto, forse c’è qualcuno che non ha rischiato e non lo ha proposto.
    Sono dubbi, eh, niente di definitivo.
    In ogni caso, splendido post :)
    ps. se non si è capito qualcosa è perché sto lavorando!

  3. Il post per essere bello e’ bello, purtroppo pero’ la mia leader se n’e’ andata sbattendo la porta quando ha letto ‘il felice neologismo fooding’.
    Senza motivo, cosi’, per rompere le balle un po’! ]:*

  4. Un articolo davvero molto molto interessante. E’ da quando ho pubblicato due righe (giusto due) sulla prima edizione della Milano Food Week che ritengo che l’organizzazione di FoodEventi a Milano incontri qualche problema. Proseguendo su questa convinzione avevo incontrato anche la prima edizione del Taste Of Milano al quale ho partecipato in una disastrosa prima serata senza una sedia, senza cestini e già verso le 21.30 senza più cibo. Speriamo che l’esperienza faccia solo storia

  5. Maricler
    Sicuramente hai ragione nel dire che Parigi e Milano sono diverse e tendenzialmente sono diverse le persone che ci vivono quindi questo puo` influire non poco. Del resto mi piacerebbe leggere un resoconto di un evento Le Fooding a New York per capire come li` sia stata recepita la formula. Certo che se temendo che l’autentica identita` Le Fooding potesse essere non compresa, si sono allontanati dal modello al punto da renderlo poco riconoscibile e` un peccato. Voglio dire se hai una formula che piace tanto perche` dovresti cercare di adeguarla al luogo di realizzazione modificandola? In ogni caso Milano e` pur sempre una metropoli, non e` che lo stessero facendo in un paesino sperduto di provincia.

    Francescav e Much The Cow’s Tirapied
    Ma dai, fooding e` un bel neologismo, rende proprio bene l’idea secondo me 😉

    Franceschina
    Purtroppo ho la capacita` di trovarmi da tutt’altra parte quando ci sono degli eventi a Milano quindi li ho persi tutti quelli che elenchi. In ogni caso penso che se le esperienze sono state negative gli organizzatori nelle prossime edizioni non potranno che migliorare.

  6. che bello rileggerti Kja, manco da troppo tempo, mi sa che ti sarai dimenticata di me :)

    volevo dirti una cosa che forse già sai
    con chrome sopra la descrizione del blog si visualizza l’icona di un’immagine tagliata.

    un abbraccio

  7. Pingback: Fooding: la cambuse effervescente | Il Pranzo di Babette

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