Ultimo giorno a Shanghai

Vietare le bottiglie d’acqua nell’area di partenza degli aeroporti è un’assurdità, e non solo perché, suvvìa, quale terrorista confezionerà una bomba di mezzo litro di simil-Evian? Ci voleva un cinese per farmelo capire. All’entrata della stazione del MagLev c’è un controllo del bagaglio, bisogna passare le borse sotto una macchina ai raggi X. Di fianco alla macchina c’è una scatola piena di bottiglie di plastica vuote e pensavo, mi faranno gettare la mia bottiglia d’acqua, e solo per salire su un treno il cui percorso dura dieci minuti (#@!). Invece uno dei due preposti all’operazione mi fa segno di bere dalla bottiglia, per dimostrargli che non trasporto esplosivi liquidi, veleni o grappa eccessivamente scadente, mentre l’altro si mette sull’attenti e mi fa il saluto alla visiera. Capito? Basterebbe questo, chiedere alla gente che vuol portare l’acqua attraverso il controllo bagagli, semplicemente di prenderne un sorso (e non mi si venga a dire che si può confezionare un esplosivo fatto soltanto di liquidi innocui)! Ma ovviamente questo implicherebbe una minore vendita di costosissima acqua in bottiglia nei bar all’interno della zona protetta, che come si può facilmente immaginare, fanno affari d’oro.

Il MagLev accelera sul suo cuscino di levitazione magnetica fino a 301 Km/h e completa il percorso a questa velocità modesta, che delusione. Quando l’avevo preso all’arrivo a Shanghai, s’era spinto fino a 430 Km/h.

Image shanghai-poultry

All’aeroporto mi metto in coda al check-in China Airlines, dato che il mio volo è in code sharing, e sono tra i primi. Circa un’ora e mezza dopo aprono finalmente i check-in; e mi dicono che loro non sono l’Air France, e che devo andare al check-in B9. Al B9 è tutto chiuso, loro non ne sanno un’emerito, e devo andare all’H4. All’H4 mi rispediscono alla China Airlines (Fqualcosa) che mi dicono dove sta l’Air France (settore L). Arrivo in una folla disumana, furtuna che ho la mia Silver Card che mi permette di fare la coda più breve — che però diventa lunga dato che stanno registrandosi due famiglie, una francese e l’altra portoghese, con migliaia di infanti a carico e apparentemente con problemi insormontabili: i francesi hanno 3 chili di troppo sul bagaglio e i portoghesi devono certamente avere Saturno come destinazione finale, precise disposizioni in merito alla numerazione dei posti, e nomi difficili tipo Krašnapolski-Katasbriertzowiçz, dato il numero di volte che il pater familias protesta le spesse mazzette di carte d’imbarco, stampate, strappate, ristampate e ristrappate diverse volte, evidenziando sempre qualche imprecisione di coincidenza, poltrona o spelling. Ogni volta che sono a un check-in, valigia o no, ci metto sempre tra i 30 secondi e i 2 minuti. E quando assisto a scene di check-in che durano decine di minuti mi chiedo sempre: ma cos’hanno da raccontarsi? Di cosa parlano tutto questo tempo? Delle volte li vedi agitarsi e allora è chiaro che qualcosa non va, ma altre volte se la ridono allegramente (ma occupano impunemente il banco accettazioni), e ti chiedi, ma si conoscono? Si frequentano dopo l’orario di lavoro? Hanno una storia peccaminosa e segreta, e l’unico modo che lui ha di vederla è di comprare biglietti aerei a man bassa e stare più a lungo possibile al check-in? E poi, quando hanno finito, si dilungano in saluti e ringraziamenti con gli altri viaggiatori (abusivamente) occupanti i banchi accettazione di fianco: c’è forse una setta di occupazione abusiva check-in, da cui sono escluso? Ma non potete salutarvi dopo e levarvi dai cosiddetti, ché mentre voi parlate amabilmente gli altri mi prenotano tutti i posti vicino alle uscite d’emergenza, con più spazio per le gambe, che ero venuto a prenotare apposta quattro ore prima del volo, le prime due delle quali sprecate in un’inutile coda? E infatti quando arriva il mio turno non ci sono più gli agognati posti. Io, come sempre, ci metto un minuto a fare il check-in. Altro che code divise per classi: ci dovrebbero essere code lente e code veloci, con un cecchino che abbatte i viaggiatori lenti alla coda veloce (tanto hanno già pagato, la linea aerea non ci perde).

E così si conclude il mio viaggio-conferenza a Shanghai, imprevedibilmente bella e interessante, inaspettatamente viva e dinamica.

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8 commenti a “Ultimo giorno a Shanghai

  1. Hai perfettamente ragione sull’argomento acqua…potremmo berla per dimostrazione davanti i controlli…no morire di sete! Concordo anche su gli argomenti da salotto ai check-in…non so magari vogliono un caffè tra una chiacchera e l’altra! E’ la prima volta che capito da queste parti….mi piace il tuo blog! Ciao!

  2. Elvira :DD

    Sillaba
    grazie! Sai cosa faccio io ultimamente? Svuoto la bottiglietta prima del control check, anche perche`io bevo tantissimo, e poi vado al rubinetto in bagno e la riempo di nuovo :)

    Maritobalosso
    piu` fucili a doppiacanna!

  3. ok…è un’idea valida :-P, solo che il check in in generale è comunque fonte di grandi ore di spetteguless di tutte le salse..pensa che ho trovato anche clienti aspettando in coda :-)
    bacione tesoro
    Silvia

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