Parigi: cucina libanese


Ci sono dei ristoranti parigini che vengono frequentati nella speranza di incontrare attori e vip di vario livello, atteggiamento che mi fa alquanto sorridere, dato che non ho per niente il mito delle celebrità. Non e` certo il caso di Rimal, ristorante libanese del quale avevo letto bene e che un sabato di fine luglio ho deciso di provare. Mentre Leo ed io ci recavamo con la metro nel XIX arrondissement dove si trova il ristorante, mi sono resa conto che un passeggero aveva l’aria familiare. Mentre valutavo chi potesse essere ho visto qualcuno scattare foto con il cellulare, anche insistentemente, e allora qualcosa nella mia mente si e` delineato. Devo ammettere che solo dopo il suggerimento di un venditore ambulante mi sono resa conto che l’uomo dall’aspetto familiare era John Malkovich, che per inciso ha reagito in modo signorile all’insistenza di certi passeggeri, roba che io gli avrei buttato il cellulare dal finestrino, cosi` di foto non me ne fai più e basta. In ogni caso a quel punto era la fermata designata e siamo scesi. Il ristorante presenta uno stile po’ troppo anni ‘80 per i miei gusti, ma devo dire che l’accoglienza e` stata garbata. La scelta e` caduta su dei makanek, delle salsicce profumate di coriandolo e cumino e arricchite di pinoli interi e un moussaka, che come potete vedere dalla foto si differenzia abbastanza da quello greco.

Le piccole salsicce sono in effetti gradevolmente speziate e il moussaka lo ricordo fresco e ben equilibrato nei sapori. Abbiamo poi proseguito con degli spiedini di agnello , pollo e polpettine manzo tritato, accompagnati con della pizza libanese. Li ho trovati buoni, ma dopo tanta carne, morivo dalla voglia di mangiare della frutta, che era in carta e quindi ho presto ordinato. Terribile delusione: le fette di anguria, gli acini di uva, i litchi e tutto il resto erano ben presentati ma terribilmente acerbi, la piccola pesca tabacchiera era del tutto immangiabile. E quando l’ho fatto notare, il cameriere mi ha risposto che la pesca non era davvero da mangiare, piuttosto era meglio considerarla una decorazione. Ok, pero` un piatto pieno di decorazioni a 9 euro mi pare un po’ esagerato. In ogni modo mentre uscivamo ho notato con stupore che in un tavolo non tanto distante anche John Malkovich stava, per cosi` dire, alla frutta. Quindi ricapitolando consiglio il ristorante a chi vuole mangiare cucina libanese a Parigi perché, evitando il dessert, sono stata bene, e a chi ama incontrare attori&co, non sia mai che John ci ricapiti :)

Rimal (atelier)
94, boulevard Males Herbes
Paris

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11 commenti a “Parigi: cucina libanese

  1. ahah, mi hai fatto sorridire con la storia di J.M. Non riesco ad immaginarmelo in metro per andare al libanese. Mi raccomando, metti questo indirizzo tra i tuoi preziosi consigli parigini :-)

  2. Mi fai sospirare…tu sai quanta passione io nutra per codesto uomo. Chissà, magari tra domani e dopodomani, durante il mio soggiorno parigino, potrebbe capitare di rivederlo :-)
    In merito alla moussaka forse preferisco quella greca, però questo ristorantino mi incuriosisce.
    A domani cara

  3. [John Malkovic] “per inciso ha reagito in modo signorile all’insistenza di certi passeggeri” non rende l’idea della reazione. C’era una situazione strana: John Malkovic che parlava con una sua amica in mezzo al vagone, e una specie di circonferenza di paparazzi improvvisati tutt’intorno, tutti con il braccio teso verso di lui a scattare foto col cellulare, impazziti. Dopo qualche minuto lui ha adocchiato il piu` insistente, ha tirato fuori il suo cellulare, ha steso il braccio verso ‘sto tizio, e ha cominciato, serissimo, a scattargli foto. Davvero un grande stile.

  4. Stupendo la pesca da decorazione! Mi domando come si può rispondere al cameriere che ti dice questo!!? Lol!

  5. Lefrancbuveur

    assolutamente si, te lo consiglio :)

    Acilia
    in effetti potrebbe esserci la possibilita`, chi puo ` dirlo?
    :)

    princilkovic
    non avrei potuto decsriverlo meglio

    ingliscgherl
    ma guarda io gli avrei risposto male, ma me l’ha detto con un’ espressione talmente buffa che non potevo non sorridere
    :)

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