Il pranzo di Babette

“Seduta sul tagliere della cucina, Babette era circondata da una tale quantità di casseruole e padelle unte e annerite, come mai le sue padrone avevano visto in vita loro.”
Karen Blixen
Costretta all’esilio dopo le vicende della Comune a Parigi, Babette trova asilo presso Philippa e Martine, due sorelle che vivono a Berlewaag in Norvegia. Per dodici anni opera presso le due sorelle come una schiva servitrice, con un dono particolare per la cucina. Un giorno vince una cospicua somma di denaro alla lotteria e sceglie di impiegarla per realizzare un prelibato banchetto in memoria del padre delle due sorelle, nonché pastore della comunità. Babette, sublime cuoca del Café Anglais, dopo aver servito blinis Demidoff, quaglie in sarcofago e frutta fresca, si ritira semplicemente in cucina. Durante il convivio, innaffiato di Amontillado e Veuve Cliquot, i commensali scopriranno una gioia inedita, che spazzerà via rancori vecchi di trent’anni. Babette non ha sperperato i suoi mille franchi, ha creato un evento privato e irripetibile, che Philippa, Martine e il resto della comunità non scorderanno mai.

Amo cucinare e adoro farlo per le persone a cui voglio bene: memorizzo i gusti altrui; cerco il più possibile di curare i dettagli, e di venire incontro alle esigenze di tutti. Durante le feste, mentre la maggioranza beve, suona o ride, io con grande gioia mi occupo delle vivande, che inevitabilmente sono in grande quantità, oltre che eterogenee. Mi piace sfidare me stessa realizzando tante ricette diverse nello stesso contesto, e se ogni piatto riesce a dovere sono davvero soddisfatta e felice. Insomma, non mi spaventa passare dalla padella alla brace, perché il posto che più amo al mondo è davvero la cucina.

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6 commenti a “Il pranzo di Babette

  1. Ho visto questo film un mesetto fa, con un gruppo di amici con cui ci vediamo per vedere film. Le scene finali con la preparazione della cena sono un capolavoro di cucina, cinematografia e voluttuosi sapori che quasi si possono percepire!

  2. Il film è qualche anno che non lo rivedo, ma me lo ricordo davvero bellissimo, con una fotografia splendida.
    Come avrai capito amo anche molto il racconto!

  3. Il patè de fois gras… quanto di più incivile si possa riuscire a produrre a spese di un animale. La cucina non dovrebbe essere un piacere? La tortutra degli animali non è un piacere… Non sono vegetariano ma che almeno non si torturino gli animali per fargli scoppiare il fegato e mangiarselo.
    O no?
    Per il resto è un menù splendido.
    Un sorriso.

  4. Risposta per “facciatosta”: attenzione a chiamare il fois gras “paté de fois gras” davanti a un francese… Pare sia un grande insulto. Il “fois gras” è una cosa, il “paté de fois” un’altra.

    Per il resto, la mia personale, egocentrica, ghiottona e immorale opinione è: “povere oche e W il fois gras”.

    Ciao

    Leo

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